L'industria cartaria italiana presenta alla televisione francese France 24 il proprio impegno sul fronte degli obiettivi comunitari di tutela ambientale, ma esprime forti preoccupazioni in relazione alla nuova proposta di Direttiva Emissions Trading che prevede unulteriore riduzione delle emissioni di CO2 con una previsione di costi, tra diretti e indiretti di oltre 2 miliardi di euro nel periodo 2013-2020.
Se le quote verranno vendute allasta, il costo della nuova proposta di revisione, per una cartiera di medie dimensioni, sarà di 20 milioni di euro, pari a circa il 2% del fatturato e sufficiente ad erodere ogni margine di profitto e tagliare fuori le imprese dalla competizione internazionale afferma Massimo Ramunni, Vice Direttore di Assocarta. E senza alcun beneficio ambientale visto il rischio di delocalizzazione delle imprese in regioni del globo più permissive sul fronte delle emissioni . La carta già oggi giunge in Europa anche da lunghe distanze.
La vendita allasta risulterebbe pertanto una tassa iniqua (fissata tra l'altro dalla speculazione finanziaria) e senza benefici in termini di emissioni per un settore che ha già investito molto per il raggiungimento di livelli sempre più alti di efficienza energetica. Le nostre imprese si collocano al primo posto tra i settori manifatturieri per la produzione di energia in cogenerazione aggiunge Ramunni. Una tecnologia che trova unapplicazione ideale nel settore cartario ed è essenziale per il nostro Paese per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Ad oggi, grazie alla cogenerazione, sono state evitate ben 1,8 milioni di tonnellate di CO2. Tuttavia, la direttiva europea che ne permette lincentivazione in Italia non è stata però ancora implementata e il pacchetto climatico europeo non la supporta adeguatamente.
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