Molti cicli storici sembrano venire a concludersi in questi anni, tutti in uno stesso punto di condensazione e di svolta: il Novecento dei totalitarismi, l'era industriale (1789-1989) e delle rivoluzioni politiche, l'intero evo moderno, la stessa civiltà greco-cristiano-occidentale. Ma è in realtà un ciclo ancora più vasto che si chiude, quello che potremmo definire dell'io bellico: un'intera figurazione antropologica si sta mostrando insostenibile in ogni dimensione della realtà: l'io umano che definisce e rafforza la propria identità contra-ponendosi polemica-mente rispetto all'altro da sé.
Per i cristiani cioè questo è un tempo apocalittico, di rivelazione dell'iniquità dell'io egoico-bellico (2Ts 2,3), un tempo guidato perciò proprio dallo Spirito di Cristo. E di conseguenza possiamo benissimo dialogare con le culture laiche, che per vie proprie stanno arrivando a comprendere la natura terminale/iniziale del presente, offrendo loro la nostra lettura dei tempi e quindi collaborando ad orientare i processi in corso verso l'emersione della Nuova Umanità, per davvero postbellica e relazionale.
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