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Presidio alla prefettura di Milano in sostegno alle famiglie dei tunisini scomparsi

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Uploaded by on Jan 17, 2012

Servizio di Silvia Tagliabue.
Nell'anniversario della rivoluzione tunisina si è tenuto davanti alla prefettura di Milano un presidio per sostenere la mobilitazione di alcune centinaia di famiglie tunisine - supportate dall'associazione PONTES, dal gruppo di donne Levencinqueunidici e dal collettivo dei tunisini di Parma - per ottenere notizie sui propri figli scomparsi dopo essersi imbarcati per Lampedusa all'indomani della rivoluzione.
Si tratta della compagna "Da una sponda all'altra: vite che contano" che è stata messa in piedi negli ultimi mesi per scoprire la sorte di quasi 1000 ragazzi tunisini che da marzo 2011 ad oggi risultano scomparsi dopo essere partiti dalle coste della Tunisia, in cerca di libertà e di futuro. Ad oggi, di questi ragazzi non si sa più nulla. In alcuni casi le famiglie sostengono di averli riconosciuti nei servizi dei telegiornali che documentavano gli sbarchi la scorsa primavera , ma non è possibile ai genitori avere informazioni su chi è stato recluso nei cie. In altri casi non si sa nemmeno se sono mai sbarcati sull'isola.
Nel corso del presidio è stata consegnata al Prefetto di Milano una lettera indirizzata ai Ministri degli esteri e degli interni italiani e tunisini in cui si chiede di ascoltare la richiesta dei familiari perché si effettui uno scambio delle impronte digitali conservate nei database dei due paesi.
Il mare Mediterraneo rappresenta la linea di discriminazione che si traccia tra le sue due sponde, tra chi ha il diritto di spostarsi e chi no. E le migliaia di morti sotto il mare sono il risultato delle politiche di controllo delle migrazioni, che poi sono le stesse che regolamentano la disponibilità di manodopera servile nel nostro mercato del lavoro.
La CUB immigrazione sostiene le famiglie tunisine nella ricerca dei propri figli e si batte per il diritto alla libera circolazione delle persone, contro le politiche di respingimento e gli accordi bilaterali che l'Italia ha stipulato e continua a stipulare con i paesi del Maghreb.
A partire dai primi mesi del 2011 sono arrivate sulle coste italiane migliaia di persone imbarcatesi in Tunisia. Dopo aver dichiarato lo stato di emergenza nel territorio nazionale, inizialmente previsto fino al 31 dicembre 2011, il Governo Berlusconi aveva deciso di concedere ai cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa affluiti nel territorio nazionale dal 1 gennaio 2011 alla mezzanotte del 5 aprile 2011 un permesso di soggiorno per motivi umanitari della durata di 6 mesi.
Per i migranti giunti dopo il 5 aprile si è invece assistito ad un trattamento differenziato. Migliaia di tunisini sono stati infatti respinti alla frontiera.
L'accordo tra Italia e Tunisia del 5 aprile 2011 ha assicurato un'illimitata libertà di azione alle unità militari italiane impegnate nel pattugliamento delle coste tunisine e assegna alla Marina Militare e alla Guardia costiera Tunisina il compito del blocco in mare e della riconduzione in patria delle imbarcazioni sequestrate.
L'emergenza migranti è di fatto una guerra, gestita con una crescente militarizzazione del mare e delle coste e che accanto alle nostre navi, vede quelle della NATO e quelle di Frontex, l'agenzia Europea di gestione delle frontiere. Un controllo capillare che tuttavia non ha saputo impedire naufragi come quello del 1 giugno dove morirono 250 persone nonostante la richiesta di aiuto.
Ma gli accordi sull'immgrazione tra Italia e Tunisia cominciano ben prima della rivoluzione: nel 1998 governo Prodi firmò un accordo per contrastare l'immigrazione clandestina stanziando a favore del governo di Ben Ali 150 miliardi di lire sotto la voce di "crediti all'industria". Nello stesso anno si ratificava la cooperazione in campo militare tra i due governi, con grandi affari per la nostra industria bellica e con il finanziamento da parte dell'italia di centri di detenzione sul territorio tunisino.
Nel 2009 il governo Berlusconi concesse a Ben Ali un aiuto di 50 milioni di euro, ed ottenne in cambio l'adozione di una procedura di identificazione accelerata per l'espulsione dei migranti tunisini senza permesso di soggiorno.
Ma anche oggi, con libere elezioni e un nuovo governo in Tunisia, le cose non cambiano. In un incontro al Viminale lo scorso 11 gennaio sono stati infatti confermati gli impegni già assunti dal governo di transizione tunisino in materia di gestione dell'immigrazione illegale. Ovviamente non mancheranno le garanzie di appoggio politico ed economico.

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