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Seconda Domenica Tempo ordinario Anno A, 16 Gennaio 2011.MOD

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Uploaded by on Jan 15, 2011

Seconda domenica del Tempo ordinario
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Anno A: NELL'UOMO GESU' LA MANIFESTAZIONE DI DIO

Is 49,3.5-6
1Cor 1,1-3
Gv 1,29-34

Una notte fredda e stellata, vento sferzante, in lontananza le luci di Betlemme e Gerusalemme, il mar Morto, il fiume Giordano dove si ambienta il brano del Vangelo odierno... le ultime ore del 1992 trascorse in preghiera a Siyagha, sul Monte Nebo, la sacra montagna di Mosè a pochi chilometri da Amman. Tra i tanti ricordi di un viaggio straordinario emerge in quel tempo di preghiera il ricordo di un brano della vita di Pietro l'Ibero, un santo eremita che anticamente fece visita a questo luogo. "Rimasti soli mi pregò di sedermi su un piccolo sgabello che si trovava là e mi disse: "Fa' attenzione a non estinguere il fuoco del suo amore, di cui Dio ti ha dotato - nessuno di questa generazione ne è stato così privilegiato, ma conservalo con cura". La Salvezza è vicina a noi, è a portata di mano da quando il Signore è venuto incontro al nostro peccato e ha acceso in noi un fuoco di amore. Basta un palpito d'amore sincero e si può già sentire rifluire in sè il gaudio delle beatitudini e vedere la vita, la propria vita riacquistare significato e valore perché si comprende che non si vive per uno sbaglio e non si cammina verso il nulla, ma si vive per un atto d'amore e si cammina verso la pienezza dell'Amore, perché si è "Chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro". (Seconda lettura, 1 Cor 1,2).
"Ecco l'Agnello di Dio. Ecco colui che toglie i peccati del mondo." Agli orecchi esterrefatti dei farisei e degli scribi che bighellonavano, curiosi, sul margine del Giordano e al cuore semplice di coloro che, riconoscendosi deboli, si dichiaravano bisognosi di salvezza quelle parole risuonano con una tonalità particolare. Iahvè si manifesta nella semplicità e povertà dell'uomo Gesù, perché ogni uomo si possa accostare a Lui senza paura, ricco di nient'altro che della propria umanità e del proprio sincero desiderio di salvezza. Ora di fronte a questo travolgente messaggio di amore di cui ogni cristiano è testimone e portatore, c'è l'uomo d'oggi. La rivoluzione tecnica, ideologica e politica se ha portato una "certa" tranquillità economica, ha realizzato tutto ciò sulla pelle di miliardi di uomini sempre più resi incapaci di goderne i benefici. Nasce così una vita dove non c'è più posto per la speranza e dove la novità e avventura significano solo capacità di realizzare ogni soddisfazione senza scandalizzare e senza scandalizzarsi. Per moltissimi giovani, la vita è chiusa tra la nascita, la moto, la ragazza; la morte e la noia sembra essere il segno distintivo di una gioventù che desiderosa di uscire da questo vicolo chiuso si spaventa di fronte alla propria vita. Nonostante ciò e nonostante ogni apparente rifiuto, come persone che hanno fatto e fanno continuamente l'esperienza della salvezza, del perdono del peccato e dell'amore di Dio, abbiamo da dire la nostra parola e da portare la nostra testimonianza perché la salvezza di Dio che è Cristo Gesù giunga "fino all'estremità della terra" (Prima lettura, Is 49,6).
Questo è possibile se ci accorgiamo che vicino al "nostro albergo di lusso" al Cairo, dove, sempre in questo viaggio dalla Giordania all'Egitto, vengono serviti cibi succulenti, esiste una baracca abitata da cinque piccoli bambini vestiti di stracci, due genitori segnati dalla fatica e una donna anziana resa più vecchia dalla miseria. E' possibile se, come Giovanni Battista, proclamiamo con coraggio la nostra fede in Gesù, Figlio di Dio e Salvatore dell'uomo. Ed infine tutto ciò è realizzabile se con lealtà riconosciamo che solo in Lui abbiamo trovato la salvezza, il senso della vita, il centro unificante e beatificante del nostro splendido esistere in modo così privilegiato.

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