Raffaello Scianca, professore di scultura all'Accademia delle Belle Arti di Urbino nel periodo dal 1969 al 2003, quasi in segreto dialogava con la creta e i colori, ma l'idea di essere artista la teneva per se, così la sua casa era il museo della sua vita. Solo i famigliari e pochi intimi ne erano a conoscenza.
Questa mostra al Coventino di Monteciccardo rappresenta un doveroso contributo all'uomo e soppratutto all'artista e permette alle sue opere di dialogare con il pubblico.
Personalmente l'ho incontrato per la prima volta negli anni settanta e in tante circostanze siamo stati fianco a fianco, ma non ho mai sentito il suono della sua voce; invece ricordo il sorriso enigmatico alla Gioconda, il mutismo delicato, i basettoni folti e bianchi di foggia ottocentesca che potevano nascondere un nido di passeri. Direi che la principale caratterisca che colpiva a prima vista era il silenzio, dunque lasciamo parlare le sue opere.
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