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I racconti del Milese: La Luna nel Pozzo

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Uploaded by on May 1, 2007

L'OMBRA DI SERRAMANNA
Nonostante la malattia avanzasse e volesse giocare a scacchi con lui, non si dava per vinto e si beffava dell'inganno che gli era stato preparato. Non era certo indifferente ai giochi che la natura presentava ai suoi occhi e con disincantato interesse frugava tra i segreti delle nuvole che minacciavano una nuova tempesta. La luna sembrava proprio una palla rossa di biliardo, gli dava
quasi l'impressione che avesse un'anima, un'anima disperata e sola. Per i pescatori del paesino ricamato dalle falesie di
argento non ci sarebbe stato scampo, si annunciava una nuova ondata di venti terribili e cattivi. Il maestrale era il padrone assoluto dello spazio e del tempo. Aveva modificato ogni frammento di vita: le rocce,gli alberi scheletrici e il corpo ricurvo degli uomini
che sembravano rami secchi.
Le casette di Rimedios e la Chiesa di San Paolo erano costruzioni molto basse ed erano circondate da un susseguirsi di giardini e di ruscelli che favorivano la crescita dell'alloro e dell'arancio che profumava il paesaggio
per chilometri e chilometri. Questi aranceti erano difesi da enormi portali e da dei muretti a secco che cercavano di proteggersi dalle folate dei venti che
soffiavano da ogni direzione.
Le costruzioni del paesino, sembravano fatte di cioccolato fondente, erano costruzioni senza tempo, molto povere, ornate di muri in pietrame di basalto nero, stuccate con conci di pietra e fango e terra d'arenaria. Le casette erano talmente basse che ogni uomo poteva toccare i tetti con la punta delle dita; si aveva cosi l'impressione che ogni uomo potesse toccare il cielo dopo un breve percorso nel tratto celeste. Il cavallo guardava con espressione disincantata la luna che si rifletteva nel pozzo. La loriga di ferro battuto lo costringeva a rimanare in posizione d'attesa mentre lo stupendo esemplare sognava la libertà. Zio Charlie non era stato risparmiato dalla furia del vento,le sue braccia sembravano le corde di un violino e le guance due conchiglie mangiate dalla risacca del mare. La spiaggia era talmente bianca che i giovani la scagliavano verso il vento come se sapesse di granelli di zucchero. Il vociare dei ragazzi era attenuato dal forte avanzare del vento. L'aria del mare dava al paese una sensazione di dolcezza e di mistero, sembrava che la fame dei suoi abitanti, aumentasse la loro capacità nell'apprezzare le cose più semplici: la musica ed il gioco. Dietro al muretto a secco che lo proteggeva dalla furia del vento, le sue spalle ricurve davano spinta al strumento a canne che ringraziava Dio e suoi ospiti inermi, malati da tanta miseria e carestia.
Il suo pensiero era fisso sul mare oltre la baia, oltre le ombreggiature della torre Saracena che sembrava un animale preistorico spazientito dalle ingiurie del mare. Dietro la torre le centauree esprimevano la loro eleganza
ed il loro diritto ad esistere. E dietro le centauree stavano i cavalli immobili come se fossero loro i guardiani del tempo. Le centuaruree erano delle piante cespugliose ed emisferiche, forse avevano la stessa età dei ricci di mare,
degli scorfani e delle oloturie. I padri Scolopi raccontavano che erano dei relitti di flore ormai estinte, sicuramente testimoni del grande passato che l'isola aveva avuto. Quando i guerrieri del mare avevano osato spingersi oltre le colline d'Ercole ed avevano cercato di impossessarsi dell'ambra seguendo il linguaggio del Sole. Lo zio spesso gli parlava dei Giganti che erano arrivati nell'isola per costruire costruzioni ciclopiche che avevano reso quella terra la più bella del mondo.
Continua...

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Travel & Events

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