Roma: Futurismo Manifesto 100x100

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Uploaded by on Feb 23, 2009

Con la regia di Maria Pia Michieletto, immagini dall'inaugurazione della mostra a cura di Achille Bonito Oliva al Macro Future di Roma sui documenti e sul manifesto originale del Futurismo a cento anni dalla sua pubblicazione su "Le Figaro" ideato da Filippo Tommaso Marinetti.
Nel proporre una mostra dedicata al Futurismo e al suo strumento programmatico per eccellenza - il manifesto il Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione Sovraintendenza ai Beni Culturali risponde all'esigenza di celebrare il centenario della nascita del movimento, ma anche alla volontà di sottolineare la portata intensamente rivoluzionaria e le ripercussioni che l'azione del gruppo ha avuto nel corso del Novecento.La mostra Futurismo Manifesto 100x100, a cura di Achille Bonito Oliva con l'organizzazione di Zètema Progetto Cultura, la creazione e il coordinamento dell'immagine di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi Art Media Studio, Firenze, con il coordinamento di Francesca Barbi - D.dArte s.r.l. Roma e la collaborazione della Fondazione Mudima, è ospitata dal MACRO Future dalle 20.00 del 20 febbraio al 17 maggio 2009. L'esposizione rientra in FUTUROMA - progetto realizzato dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione per celebrare il Centenario del primo Manifesto Futurista (pubblicato il 20 febbraio 1909 sul giornale parigino Le Figaro) e, dopo l'anteprima romana, sarà destinato ad una diffusione all'estero con il supporto della Società Dante Alighieri e con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri. Il primo manifesto di Filippo Tommaso Marinetti fu come una violenta esplosione sullo sfondo di un'Italia contadina e analfabeta, un'Italia che, nelle sue componenti intellettuali, era ancora assopita fra i retaggi di una cultura tardoromantica e ottocentesca.Velocità, dinamismo, azione, modernità, il mito della macchina e del progresso, insieme al disprezzo per la tradizione e laccademismo, sono invece i nuovi valori alla base del grido futurista, che si solleva per il rinnovamento della società italiana e per la fine delle vecchie ideologie, affidandosi, quale arma di battaglia, proprio alle speciali modalità del manifesto. Accanto a Marinetti compaiono ben presto Balla, Boccioni, Carrà, Severini e Russolo che attribuiscono al movimento, originariamente concepito come letterario, una propria concreta fisionomia artistica. Tra il 1910 e il 1914 vedono la luce, solo per citare alcuni scritti fondamentali, il Manifesto dei pittori futuristi, il Manifesto dei Musicisti Futuristi, il Manifesto della Scultura Futurista e il Manifesto dell'Architettura Futurista. I proclami di Marinetti e compagni si susseguono con intensità crescente, fino a inondare ogni aspetto del vivere civile e ogni forma di espressione artistica. Dal romanzo al teatro, dalla poesia alla danza, dalla fotografia allarchitettura, dal cinema alla moda, dalla radio al design, dalla politica al concetto di donna e a quello di amore, approdando, in un documento stilato a quattro mani da Balla e Depero, allestrema ipotesi di una Ricostruzione Futurista dell'Universo. Una letteratura sterminata da cui sono stati selezionati per la mostra cento manifesti, come cento sono gli anni trascorsi da quel fatidico 1909. Un viaggio lungo sette lustri (il Futurismo storico si conclude inevitabilmente con la morte del suo fondatore Marinetti, avvenuta nel dicembre del 1944), per rivivere il contesto artistico, culturale e sociale di un Paese in rapida e inarrestabile trasformazione. La mostra raccoglie i fogli originali in un allestimento full immersion, dinamizzato dalluso di videoinstallazioni e di multiproiezioni che, con l'ausilio di particolari software, riprodurranno visivamente alcune frasi estratte dai più significativi scritti futuristi e le immagini delle opere e dei protagonisti del movimento.Obiettivo dell'allestimento è - riprendendo le parole di Bonito Oliva - massaggiare il muscolo atrofizzato dello spettatore, rendendo questo spazio frantumato, fluido, continuo, fratturato, catastrofico, con l'esposizione dei 100 manifesti originali. Ma questo non basterebbe, sarebbe come esporre 100 feticci, a noi interessa scongelare, vaporizzare le parole contenute nei manifesti e produrre un'estetizzazione espositiva attraverso un percorso che è senz'altro frutto dalla volontà del curatore ma anche della collaborazione degli architetti che hanno sposato questa necessità.

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