Lasciatemi morire! Musiche rinascimentali del madrigalista piazzese Antonio il Verso

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Uploaded by on Oct 10, 2010

Un brano del madrigalista siciliano (Piazza Armerina 1560 - Palermo 1621) ispirato al mito di Arianna e Teseo.
Il mito narra che Arianna si innamorò di Teseo quando egli giunse a Creta per uccidere il Minotauro nel labirinto. Arianna, tradendo la propria famiglia, lo aveva aiutato nell'impresa. Ella diede a Teseo un gomitolo di lana per poter segnare la strada percorsa nel labirinto e quindi uscirne agevolmente. Arianna, aveva ricevuto la promessa della felicità regale in Grecia. Fuggì con lui e con gli altri ateniesi verso Atene, ma Teseo la fece addormentare per poi abbandonarla sull'isola di Naxos (Νάξος) la più grande delle Cicladi. Arianna al risveglio vide la nave di Teseo e il suo dolore fu immenso, lei che durante la passione segreta gli aveva dato pure due figli. Il suo lamento è un grido che ci rivela i suoi pensieri nel vedersi così trattata da Teseo. Arianna voleva morire, ma, quando stava per abbandonare il suo corpo alle onde, dal cielo apparve Dioniso con il suo lieto seguito, convincendola che non tutto era perduto.
Claudio Monteverdi compose l'"Arianna" nel 1608 a Mantova e suscitò grande scalpore negli ambienti musicali dell'epoca poiché l'emozione fu immensa al punto che il pubblico a stento riuscì a trattenere le lacrime. Di quest'opera perduta sopravvive oggi soltanto il drammatico centrale "Lamento d'Arianna". L'opera fu fonte d'ispirazione per i successivi cinquant'anni da parte di tanti compositori per altri lamenti, che costituirono il punto centrale di tutte le opere drammatiche successive.
Uno di questi fu Antonio il Verso, nato a Piazza (Armerina) nel 1560 e che lavorò sia a Piazza che a Palermo e a Venezia. Soltanto una piccola parte delle sue numerose composizioni è giunta fino a noi, tra cui tre libri completi di madrigali, pubblicati a Venezia tra il 1600 e il 1603. Il quindicesimo libro di madrigali a cinque voci si conclude con questa epigrammatica versione di "Lasciatemi morire" che, nonostante l'arte manieristica, toglie il fiato per la sua audacia e l'effetto generale che lascia l'ascoltatore sospeso tra separazione di ritmi ed armonie.
Il Verso morì il 23 agosto 1621 a Palermo, dove la Congregazione dell'Oratorio gli assegnò gratis una tomba nella Chiesa di S. Ignazio Martire all'Olivella.
Antonio il Verso non fu soltanto un musicista, ma anche poeta e storico. Scrisse una "Historia della città di Piazza" andata perduta, ma a cui si ispirò, citandolo spesso, il gesuita Giovanni Paolo Chiarandà per la sua Storia di Piazza.

Lasciatemi morire (1619)

Lasciatemi morire
E chi volete voi chi mi conforte
In così dura sorte?
In così gran martìre?
Lasciatemi morire!

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