Una giornata a Samarcanda - Terza parte

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Uploaded by on Feb 4, 2010

Performance video tratta dal libro di poesie "Una giornata a Samarcanda" scritto da Alessandro Ettore Cimò ed edito da Cicorivolta Edizioni.

Viviamo a Samarcanda ma ancora non lo sappiamo. Non lo sappiamo perchè non vogliamo saperlo. Questa oziosa stasi metropolitana, camuffata in frenetico caos, è troppo facile da accettare. Omologarsi è sempre stato più semplice di ergersi come individuo. Ma se un giorno dal desertico smog la vista si innalza verso distanti e sfumati particolari ecco che qualcosa muta...
«Quella di Cimò è poesia di protesta; non è neppure insofferenza o semplice reazione. Per nulla scevra alla filosofia, spinta e alimentata dalla necessità di comunicazione, si ispira a una concreta e stimolante volontà - e dunque voglia - di adeguamento tra arte, pensiero e società moderna. Le parole di Cimò seguono linee gestuali dallandamento costruttivo e preciso. Parlano il linguaggio delle arti classiche e di quelle recenti, conferendo al segno tutta lefficacia trainante del monito che in lungo e in largo percorre la Ricerca». (Paolo West)

Il gesto più sovversivo e significante che si possa oggi compiere è quello di fermarsi e osservare silenziosamente il mondo che frenetico ci circonda. Solo entrando nel vortice del caos si può estrarre una possibile poesia del presente. Ciò non è un mero sfizio estetico, ma consiste nel prendere una differente posizione rispetto allinesistenza quotidiana e al vuoto che ci assedia. Quanto è in conflitto con i modelli diffusi risulta difficile a dirsi e in tale contesto la poesia rappresenta uno sforzo continuo di riconquista, una lotta senza quartiere per farci comprendere e per comprenderci. Dunque, un primo passo verso il nostro divenire.
Bisogna profondamente cogliere che la poesia non può fornire risposta alcuna poiché essa non è né parola sacra né mito. La sua sfera dazione è quella della problematicità. La poesia non dice, la poesia suggerisce. Destabilizzati da un verso la prospettiva su un angolo di mondo muta. È proprio per questa sua natura oppositiva che la poesia deve avere tuttora, perché può averla, una sua prerogativa rivoluzionaria, mistificatrice e disvelante. È solo un momento, ma un momento necessario.

Ecco dunque giungere lora di riproporsi laberrante e perversa domanda di J.-P. Sartre: «può darsi che un uomo solo abbia ragione e lintera città abbia torto?».

Ma in fondo Debord l'aveva già annunciato: «nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento
del falso».

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