Gerardo Maffei-Quinto Settano-Le affinità elettive da J.W.Goethe (2005)

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Uploaded by on Dec 6, 2008

Edoardo e Carlotta sono sposati felicemente. Ospitano nella loro casa il Capitano e Ottilia. Nelle giornate trascorse insieme, qualcosa che va oltre il loro controllo mescola le carte, confonde i sentieri battuti. Sono le affinità elettive, forze che se ne stanno a mezzo fra le reazioni chimiche nei nostri corpi e l'iscrizione dei nostri nomi in un racconto scritto da altri. Sulla riva del lago che fronteggia la casa, esplodono amori imprevisti, le coppie si incrociano e mutano di segno, la vita che si conosceva pare sul punto di infrangersi. Dall'inizio alla fine, ciò che veramente importa è decidere se sia più giusto, più vitale, costruire la propria vita sulle solide basi della razionalità e del progetto, o abbandonarsi al rischio e all'incertezza, abbracciando fino in fondo gli orizzonti che ci offrono le nostre personali, private affinità elettive.Nella trama del romanzo di Goethe, nell'intreccio amoroso che confonde i legami stabiliti e mescola le carte e le coppie, si agitano una moltitudine di temi e influenze diverse.

Concentrando l'attenzione sui protagonisti, e tentando di dargli una vita in scena, si ha l'impressione che il racconto scavalchi il proprio tempo, anticipando una serie di tematiche e di atmosfere che appartengono di diritto a una fase storica posteriore, quella raccontata dal grande teatro della crisi della societa borghese.Ecco allora un palcoscenico sul palcoscenico, che inquadra come in una lente d'ingrandimento quel salotto che è il simbolo e lo spazio privilegiato del teatro borghese. Non uno spazio realistico, ma piuttosto una sorta di modello esemplare e astratto, un'isola sospesa e contrapposta al mondo esterno, profondamente richiusa su se stessa. Il salotto come immagine di una volontà suicida, quella di trattenere il mondo dei desideri con le armi della ragione. Come catturati in una sorta di modellino, una teca in cui si svolge un autentico esperimento sentimentale, i personaggi sono costretti a muoversi in un ingombro di costumi e spazi ristretti, in un continuo corpo a corpo con gli oggetti che li circondano. Il mondo della natura viene addomesticato e ridisegnato su carte geografiche e progetti architettonici ossessivamente maneggiati, corretti, appesi alle pareti, strappati e rifatti da capo. La sfera del sentimento viene negata nel rispetto delle forme, in un ordinamento sociale che mostra ormai chiaramente le sue crepe, ed è destinato di lì a poco ad esplodere.

Alla fine, ciò che viene messo in evidenza, al di là del sottile mistero che circonda le scelte enigmatiche dei protagonisti, è la radice di una crisi del sistema borghese che era già presente, nelle sue linee fondamentali, nella crisi del sistema che lo aveva preceduto. Illuminata nel momento in cui nasce, arriva fino al nostro tempo presente, mostrando come il suo centro e le sue dinamiche agiscano ancora nel pieno delle nostre vite, nell'intricato rapporto che lega il mondo interiore di un individuo al tessuto sociale che abita. Attraversato da altri testi (da Jules e Jim di H. P. Roche ai Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes), tracce nascoste di una casistica amorosa universale, lo spettacolo rompe il codice naturalistico, nel tentativo di usare il romanzo come uno specchio per riflettere sul nostro tempo. Il senso ultimo della nostra ricerca è infine quello di interrogarci sulla la natura del desiderio, il nostro desiderio di vivere in profondità la vita e anche di viverla facendo il teatro.

Una metafora contemporanea descrive il desiderio come un deserto. Il desiderio e ciò che ci muove verso il deserto, ci chiede di restare soli di fronte a noi stessi, ci pone di fronte delle scelte radicali. Concentrarsi sul proprio desiderio, fare un deserto intorno a sè, per poter poi tornare a comunicare realmente con l'altro, è ancora possibile, nel poderoso rumore delle nostre città? Non è forse, vivere fino in fondo il proprio desiderio, un modo per non sfuggire al proprio destino? La parola "desiderare" deriva dall'unione di de-: mancanza, e sidus, sideris: stella. Alla lettera, nel linguaggio latino degli auguri: sentire la mancanza delle stelle. Quelle stelle assenti di cui oggi anche noi, metaforicamente, abbiamo nostalgia.

Gerardo Maffei

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Entertainment

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