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mythos

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Uploaded by on Feb 24, 2008

Mythos(dal greco μύθος) racconto, parola, leggenda
Voce narrante di Corrado Valletta, opere di Marco Fabbricatore.

Mythos (aus dem Griechischen μύθος) Geschichte, Wort, Legende. Erzähler Corrado Valletta, Werke von Marco Fabbricatore.

PROLOGO
Gli uomini sono Dèi mortali
e gli Dèi sono uomini immortali.
(E. SCHURÉ, I Grandi Iniziati)
Quando mi sfiorano le tue mani immortali,
questo piccolo cuore si perde
in una gioia senza confini
e canta melodie ineffabili.
Su queste piccole mani
scendono i tuoi doni infiniti.
Passano le età, e tu continui a versare,
e ancora cè spazio da riempire.
(R. TAGORE, Gitanjali, I)
AFRODITE
Lei che era abituata a starsene al riparo e a occuparsi solo di se stessa,
curando la propria bellezza per renderla ancora più splendente
(OVIDIO, Metamorfosi, X, vv. 533-534)
TANATOS
Ungilo dambrosia e vestigli veste immortale;
e dallo da portare ai rapidi portatori, al Sonno e alla Morte
(OMERO, Iliade, XVI, vv. 670-672)
EROS
Gli uomini hanno chiamato lamore Eros perché ha le ali: gli Dei lhanno
chiamato Pterôs perché ha la virtù di darle
(PLATONE, Convivio)
PSICHE
Si affretta, vuol rimandare; è pronta, esita, tentenna, si adira, e infine, nella
stessa persona odia la belva e ama il marito
(APULEIO, Lasino doro, V)
PROMETEO
Egli sottrasse il tuo fiore, il bagliore del fuoco, chè padre di tutte le arti, e
lofferse ai mortali. Di tale misfatto bisogna che paghi le pene agli Dei
(ESCHILO, Prometeo Incatenato, Prologo)
ANDROMEDA
O tu che non meriteresti catene di questo genere, ma solo quelle che
avvincono tra loro gli amanti appassionati
(OVIDIO, Metamorfosi, IV, vv. 678-679)
MEDUSA
Ella era stata bellissima, oggetto della speranza e della competizione di
molti pretendenti, ma la sua dote più grande era la magnifica capigliatura
(OVIDIO, Metamorfosi, IV, vv. 794-797)
ORFEO ed EURIDICE
Era lardua miniera delle anime.
Correvano nel buio come vene
dargento, silenziose. Tra radici
sgorgava il sangue che poi sale ai vivi
nella tenebra duro come porfido.
Poi nullaltro era rosso
(RILKE, Nuove Poesie, Orfeo Euridice Ermete)
ULISSE
E Atena, figlia di Zeus, venne a renderlo più grande e robusto a vedersi; dal
capo folte fece scendere le chiome, così gli versò grazia sulle spalle e sul capo

(OMERO, Odissea, VI, vv. 229 ss.)
CIRCE
Qui stava Circe riccioli belli, terribile Dea dalla parola umana,
sorella germana dEeta dal cuore crudele; entrambi son nati dal Sole
(OMERO, Odissea, X, vv. 135-138)
PARTENOPE
Ebbene, io vi dico che Parthenope non è morta: Ella vive, splendida, giovane
e bella, da cinquemila anni Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non ha
tomba, è immortale, è lamore
(MATILDE SERAO, Leggende Napoletane, Parthenope)
AMBROSIA
Giorno verrà, lo giuro nel nome della vite che sacrata cresce a Dioniso, bella
e di racemi e di grappoli ricca, un giorno, lo giuro, ben ti dovrai curare di Dioniso
(EURIPIDE, Le Baccanti, stasimo II)
ARACNE
Quando Aracne per prima cosa avvolgeva la lana grezza in matasse, quando
la trattava con le dita e tirando a più riprese allungava i boccoli e li ammorbidiva
riducendoli a nuvole, quando col pollice agile faceva girare il fuso tornito, quando
ricamava
(OVIDIO, Metamorfosi, VI, vv. 19-23)
FETONTE
Con un gran tuono alzò la destra allaltezza del capo e vibrò nellaria un
fulmine che scagliò contro lauriga; lo privò in un sol colpo della vita e del carro e
arrestò il fuoco con lo stesso fuoco crudele
(OVIDIO, Metamorfosi, II, vv. 311-313)
SFINGE
Ché ben vedemmo su di lui quel giorno librarsi alata lincantatrice
(SOFOCLE, Edipo Re, stasimo secondo, vv. 718-720)
FINALE
«Prigioniero, dimmi,
chi è stato che ti ha avvinto in catene?»
«E stato il mio signore»
il prigioniero rispose.
«Credevo di poter superare
per ricchezza e potenza chiunque al mondo,
e così ammassai nel mio tesoro
il denaro dovuto al mio re.
Quando il sonno mi vinse, mi stesi
sul letto destinato al mio signore;
e al risveglio mi trovai prigioniero
nel mio stesso tesoro»
«Prigioniero, dimmi, chi è stato
a forgiare questa catena?»
«Io stesso», rispose, «ho forgiato
questa catena che nulla può spezzare.
Credevo che la mia forza invincibile
avrebbe fatto prigioniero il mondo,
lasciandomi libero e indisturbato.
Notte e giorno lavorai alla catena
con grandi fuochi e colpi crudeli
e quando il lavoro fu finito,
quando lultimo anello fu saldato,
mi accorsi chessa mi stringeva
nella stretta che nulla può spezzare».
(R. TAGORE, Gitanjali, XXXI)

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