Tratto da "L'Opera al Nero" film ispirato al romanzo omonimo di M. Yourcenar: Fiandre, prima metà del Cinquecento. Perseguitato in Europa per scritti dissidenti, Zenone, medico alchimista, ritorna sotto falso nome nella città natia di Bruges. Arrestato e condannato al rogo, decide della propria morte. Tutto il film pesa sulle spalle di Volonté, sul suo volto nobile e bellissimo. Nel disegno del suo Zenone eretico, impastato di coraggio e di debolezze, c'è l'attore portentoso per sobria intensità e malinconia.
La scena del processo piuttosto potente che malgrado la generale monotonia della pellicola lascia intuire la portata della ribellione di Zénon contro i dogmi del cattolicesimo e in favore del libero pensiero. Sentire il prelato che pronuncia la sua requisitoria contro Zénon, usando la similitudine della singola cellula malata che intacca il corpo, del singolo corpo malato che contamina una città, della città malata che infetta tutto il paese e lo conduce alla rovina, fa risuonare qualche campanello nello spettatore di oggi. (Da Cadavrexquis)
È per merito del protagonista che questo film nobile, premeditato e un po' noiosamente impeccabile, ogni tanto si accende, intriga, prende vita. Volonté ha il dono di far sentire i palpiti e la desolazione di un essere umano dietro battute valide anche oggi, come viviamo in un tempo crudele e stupido. Fra pestilenze e roghi, piaghe e funerali, processi e torture, qualcuno sogna di far diventare oro la cenere (da ciò il titolo L'opera al nero); ma la pratica dell'alchimia è solo una metafora del tentativo di inventare una vita migliore. Tutto è magia nell'universo afferma l'immaginario eretico della Yourcenar, che è un po' l'antiGalileo. Di fronte all'abiura, l'eroe di Brecht china il capo, finge di aderire e si immerge nella clandestinità degli studi; mentre la coscienza di Zenone lo spinge dritto dritto a un vero suicidio da samurai, nudo e con il bisturi che sa tagliare sapientemente i luoghi da cui con il sangue defluisce la vita. Tullio Kezich
Zenone, per quanto figura lontana ed immaginaria, è solo uno dei tanti che patiscono ogni giorno per il loro cuore o il loro cervello troppo "diversi" dai dettami sociali. Così diversi da non avere seguito, da non avere proseliti, da non essere difesi da nessuno, nemmeno dai familiari, e da trovare pace o credibilità solo nella e dopo la morte.
ThWilder 1 year ago