Lo schema di base della drammaturgia è antico come l'Edipo re di Sofocle. Non siamo davanti a un testo "edipico" nel senso freudiano del termine, ma ad un'analogia strutturale che riguarda la trama: questa è costruita come una sciarada a climax, con un crescendo di rivelazioni che, completandosi a vicenda, portano il protagonista a scoprire la sua "colpevolezza". La quale non consiste tanto in azioni criminose commesse (o almeno, non soltanto) quanto piuttosto in un delitto di "lesa memoria": egli, investigatore di professione (presso una società assicurativa), ma anche per missione (è alla caccia del presunto assassino della moglie), accumula prove che gli consentono di sostituire alla realtà dei fatti vissuti la loro immaginazione. In questo modo riesce a giustificare i suoi delitti.
Ma Leonard Shelby - come Edipo - non agisce secondo un progetto criminoso, egli per primo è vittima e punitore di sé stesso, martire e assassino, inquirente e inquisito. In definitiva, un povero cristo in balia del destino, rappresentato dagli "altri" (i banditi, i poliziotti, i dealers) che - come divinità maligne - fanno di lui lo strumento inconsapevole delle loro macchinazioni. A differenza di quanto avviene nella grande tragedia classica, qui lo spettatore non conosce la "verità" fin dall'inizio, la scopre (e non del tutto) insieme al suo eroe, sequenza dopo sequenza, costretto ad addestrare la sua memoria per sconfiggere la congiura della dimenticanza.
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