La tragedia di Marcinelle

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Uploaded by on Sep 2, 2007

Il giornalista Enzo Coletta intervista Maria Di Valerio vedova a seguito della tragedia di Marcinelle, in cui persero la vita i minatori abruzzesi.MANOPPELLO. L'8 agosto 1956, a 18 anni, divenne la vedova più giovane fra le centinaia che quel giorno dovettero accettare lo stesso destino. Maria Di Valerio si era sposata appena due anni prima, a Serramonacesca, con Camillo Iezzi, 26 anni, minatore di Manoppello. Esattamente cinquant'anni fa rimase sola con una bimba di 14 mesi, Gemma, e un'altra in grembo, partorita dopo tre mesi, e alla quale ha dato lo stesso nome del padre, al femminile: Camilla.

Oggi Maria Di Valerio, che vive a Manoppello Scalo, ha tre nipoti che conoscono a memoria la storia dei nonni. Nel Bois du Cazier, quel giorno, trovò la morte anche il fratello minore di Camillo, Rocco, 21 anni, che era fidanzato con Anna, la sorella di Maria.

La loro storia finì ancor prima di cominciare. Della famiglia Iezzi si salvò il fratello maggiore, Geremia, che non stava bene e non andò al lavoro. Quel giorno la miniera non dette carbone, ma restituì i corpi senza vita di 262 minatori. Maria Di Valerio racconta quei momenti terribili. «Mi accorsi che qualcosa non andava perché non vidi passare il treno coi vagoni carichi che solitamente avvistavo dalla finestra verso le 10 del mattino. Ebbi un presagio, una fitta al cuore e uscii di casa dirigendomi verso la miniera».

Quale fu la prima scena davanti ai suoi occhi? «Cominciavano a giungere anche altre persone. Dall'imbocco del pozzo saliva un fumo nero, fitto e maleodorante, i guardiani chiusero i cancelli e non ci fecero entrare».
Quando vide il corpo di suo marito e del fratello? «Furono fra i primi a essere trovati poiché quel giorno stavano a una quota di 6/700 metri, mentre altri stavano più giù, a oltre 900. Forse mio marito respirava ancora poiché gli praticarono un massaggio cardiaco e un'iniezione. Ma fu tutto vano. Furono portati in superficie la mattina stessa. I loro corpi erano quasi intatti, in confronto ad altri poveretti, irriconoscibili».
Camillo le aveva mai parlato delle condizioni del suo lavoro? «Raramente, anche perché io ero una bambina e non potevo certo capire certe cose, allora. Ma il giorno prima della tragedia mi confidò che aveva trovato il modo di fuggire in un luogo sicuro in caso di incidente. Evidentemente non ci riuscì». Sono trascorsi 50 anni, oggi si commemorano quei lavoratori.

Con quale spirito partecipa a quest'evento? «Per decenni ho provato delusione e rabbia, come tutti i parenti. I governi italiani ci hanno ignorato. Eppure, il lavoro di quei minatori contribuì a riportare su le sorti di una nazione ridotta all'osso».

Da chi ha avuto la pensione per il lavoro di suo marito? «Dal governo belga, qualche anno dopo il disastro. Il nostro governo non riconosce il lavoro fatto altrove».

Oggi avrà la medaglia al valor civile, per lei quanto vale? «Tantissimo. E ringrazio il presidente emerito Ciampi che ha saputo guardare dentro a questa storia. Vedove e parenti aspettavano un riconoscimento da decenni. Si è indugiato troppo. L'ultimo ritardo è di solo un anno: dall'assegnazione del 2 giugno 2005 le medaglie sono arrivate oggi. Ma tutto è in linea con la storia di Marcinelle».

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  • a volte si è spinti verso mille e più tragedie quasi fate apposta per dimenticare.A volte vorrei che il dolore di uno fosse il dolore di tutti in modo da non dimenticare e soprattutto in modo che non debba più succedere a nessuno di morire così.Con tutto il mio amore

  • il tuo commento mi ha commosso, ma sappi che e' importamnte che noi giornalisti teniamo viva la memoria sopratutto quella legata al dolore, affinche' sia di monito e che non si sbagli mai piu'.

  • comment sa me fou des frissons, mon nonno a fait 20ans de mine, j oublierai jms cette histoire...en memoire de toutes les victimes et les familles...

  • Grazie Fiorina per il tuo commento, mi farebbe piacere legerti in lingua italiana visto che le tue origini sono italiane. A presto ecomplimenti per latrua splendita figlia.

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All Comments (12)

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  • A luglio sono andato a visitare la miniera di Marcinelle.

    Lavoro all'Associazione Bellunesi nel Mondo e anche da Belluno ci sono state vittime in quella immane tragedia.

    La stessa Associazione Bellunesi nel Mondo è nata dopo la tragedia di Mattmark (CH). Il 30 agosto 1965 un grande pezzo di ghiacciaio si staccò dalla montagna finendo sulle baracche degli operai che stavano costruendo a lato una diga in terra battuta. Perirono 88 persone di cui 54 italiani e 17 bellunesi.

  • I belgi ci chiamavano "Sporchi Maccheroni" e tutti gli emigrati che arrivavano a Marcinelle avevano immediatamente il posto assegnato in miniera con un contratto di lavoro vincolante, con sanzioni penali ( detenzione) per chi decideva di scioglierlo prima della scadenza dei 12 mesi.

    Oggi noi stiamo facendo lo stesso con gli emigrati che vengono in Italia.

  • al 6.30............ l'accordo che poco persone conoscono. La vera vergogna!!!!

  • ti ringrazio per il consigluio, spero che lo legga l'interessato

  • Ciao sono Enzo di Palermo anche mio padre ha lvorato in miniere , anche io ho lavorato in Belgio x la pensione ti consiglio un padronato se vivi in Italia un padronato che ti puo risolvere questo ploblema

  • grazie..l'ha scritto la mia ragazza che è abbastanza sensibile su questi argomenti.

    Sono d'accordo nel tenere viva la memoria..dovrebbe aitare a non fare più errori.....

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