Per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

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Uploaded by on Mar 16, 2011

La vita di un "Padre della patria" dal libro di Alessandra Rea "Uno fra Mille / Vita di Cesare Michieli garibaldino" (Edizioni della Laguna, 2008).

Materiale documentario: Archivio dei "Musei del Castello" di Udine, cartella numero 553 (per gentile concessione della Direttrice, Tiziana Ribezzi).
Ideazione e realizzazione: Irene Navarra (Artemisia 3 f. v. g. Eventi).
Musica: zero-project, celtic dream, 04, promises, (fonte: Jamendo).

Cesare Michieli nacque il 6 settembre 1838 a Campolongo al Torre, piccolo paese di campagna del Friuli allora austriaco, quartogenito di Tomaso e Giuseppina Zuccari. La famiglia Michieli cui nel periodo apparteneva il territorio di Campolongo e che coltivava sentimenti di italianità, era stata insignita del titolo comitale dalla Repubblica di Venezia nel 1745. Il giovane Cesare studiò al Liceo Classico di Udine, allora appartenente al Regno d'Italia e frequentò la Facoltà di "Scienze Fisiche e Matematiche" presso l'Università di Padova, dove conobbe altri giovani provenienti dalle province in possesso austriaco, tra i quali Ippolito Nievo. Nel 1860 partì da Pavia, dove era passato a frequentare la Facoltà di "Ingegneria", e raggiunse Genova per unirsi alla spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi. Venne imbarcato sul "Lombardo" al comando di Nino Bixio. Dopo lo sbarco a Marsala si distinse subito nella battaglia di Calatafimi, durante la quale, in seguito alla morte del capitano, aveva preso il comando della compagnia. Entrò a Palermo tra i primi, insieme a sessanta studenti di Pavia. Fu ferito a una mano nella battaglia di Milazzo, avendo peraltro già ottenuto il grado di luogotenente del Corpo dei Volontari del I Reggimento Bersaglieri Garibaldini. Si spostò poi a Parma, dove si laureò in "Ingegneria". Nel 1863 gli venne riconosciuta la Naturalità Italiana e, munito di Lasciapassare per i territori austriaci, poté rientrare a Campolongo. Nel1866 prese parte alla Terza Guerra di Indipendenza e combatté sempre con Garibaldi in Trentino. Ottenne promozioni sul campo e una medaglia d'argento al valor militare. Nel 1877 sposò Emilia Ursula Carolina Marizza, dalla quale ebbe tre figli. Nel 1882 si trasferì dalla casa famigliare di Campolongo a Cervignano del Friuli, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 19 ottobre 1889 in un edificio oggi sede della locale Arma dei Carabinieri (Casa Lenassi), sul quale è stata apposta una targa in sua memoria.

La "Lettera di Cesare alla madre" dal capitolo V dell'opera di Alessandra Rea:

Madre carissima,
questa breve mia solo per dirvi che sto bene e che la ferita alla mano è poca cosa in confronto alla vita che in tanti hanno già perduta. Quanti figli di altre madri ho visto morire! Si è combattuto corpo a corpo, immersi nel fumo di zolfo, e con ogni mezzo. Battaglia ancor più terribile perché tra italiani... E quelli che non morirono sul campo vennero portati in un convento dove frati caritatevoli dettero loro pillole di oppio per alleviare la sofferenza, accelerare il trapasso. Vedeste questa terra, non credereste ai vostri occhi: le città, bellissime e ricche di vestigia del glorioso passato, sono circondate da campagne infinite, aride e brulle ove le strade si perdono in stretti e polverosi sentieri. Parrebbe un paesaggio africano se non si sapesse di trovarsi nell'estremo lembo della nostra amata Italia. Le donne qui sono velate dalla testa ai piedi e muovonsi rapide e silenziose, in cerca di cibo, per i vicoli di una Marsala terrorizzata. Quando vi giungemmo, i nostri dapprima fecero saltare i telegrafi poi cercarono le casse pubbliche: e trovatele, non ne vennero fuori null'altro che soldacci di rame! Come vi dissi poc'anzi, le campagne parvemi disabitate se non che vidi spuntar dal nulla qua e là dei figuri spettrali, sporchi e vestiti di pelli di capra. Ed erano pastori che alla vista del generale chinarono umilmente il capo. A Salemi dormimmo in un convento, solo luogo dall'aspetto di casa decorosa in mezzo a topaie addossate l'un l'altra. E quando vedemmo i primi frati farcisi innanzi, parveci d'esser tornati nel medio -- evo! Tutti i poveri del paese vollero seguirci e allora vedesti una strana carovana procedere verso Calatafimi...O madre! Quanto mi manca il nostro Friuli, ma gli è che il pensiero di esser qui anche per la terra nostra, riempie il mio cuore di speranza e rende più leggero il mio passo. Vi bacio, madre adorata, e insieme al bacio vi mando il profumo che tutti respiriamo qui, ora: quello della libertà" (Capitolo V, L'Italia degli Italiani: la grande avventura.
Vostro Cesare

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