Good times. Il muro della vergogna sionista.
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Uploaded by belva64SE on Jan 11, 2011
Abu Dis è un villaggio palestinese vicino a Gerusalemme. Nel 2002 il governo israeliano decise di costruirvi un muro che dividesse il villaggio in due parti, una delle quali divenne territorio israeliano. Pensato per bloccare i terroristi, il muro non tiene conto di coloro che vivono da una parte e lavorano dall'altra e, fallito lo scopo di impedire gli attentati, è rimasto un insormontabile ostacolo per gli spostamenti quotidiani. "Insormontabile" con i suoi due metri scarsi di altezza? Niente che una persona atletica non possa superare, e i bambini passano attraverso le fessure, e le donne possono salire sulle pietre per facilitare l'arrampicata. I negozianti della zona hanno fatto micizia con i soldati di guardia e con alcuni di loro si riesce anche a scherzare. Però a volte ti lasciano scavalcare, altre no...
Dichiarazione dei registi: Crediamo che troppo spesso il conflitto israeliano-palestinese sia narrato in maniera superficiale e sensazionalista: abbiamo così deciso di non spostarci alla ricerca dell'evento ma piuttosto di scegliere un luogo particolare e di filmare, per un mese e mezzo, la vita in quel determinato spazio. Così un particolare crocevia nel centro di Abu Dis è diventato il nostro set e un benzinaio, un venditore di caffé ed una donna israeliana i nostri protagonisti. Una storia molto piccola di gente comune è diventata giorno dopo giorno sempre più grande ed importante, dalla totale confusione iniziale sono via via arrivate delle risposte fino a che in un freddo mattino di Dicembre la storia con la "S" maiuscola ha fatto la sua comparsa al crocevia di Abu Dis...
Dicembre 2002:
I palestinesi della Cisgiordania subiranno lo stesso destino di quelli di Gaza. La prima tappa consiste nel separare Israele dalla maggior parte del nord della Cisgiordania. La chiusura segue le frontiere del 1967, pur con l'annessione di numerose colonie; chiude in una stretta numerosi territori chiave palestinesi, e ne spazza numerosi altri. Alcune zone palestinesi come il villaggio di Qaffin si vedono sottrarre il 60% dei loro terreni agricoli, mentre altre, come la città di Qalqilya, non solo vengono privati delle loro terre, ma vengono separate sia dalla Cisgiordania che da Israele. Questa parte del muro costa al governo israeliano oltre un milione di dollari a chilometro, ed è fortificata da pareti di cemento armato di otto metri, da torri di controllo ogni 300 metri, da trincee profonde due metri, da recinzioni di filo spinato e strade di aggiramento.
La prima parte di questo muro «del nord» si estende su 95 chilometri, da Salem a Kafr Kassen, e porterà ad una annessione dei fatto dell'1,6% della Cisgiordania, includendo 11 colonie israeliane e 10.000 abitanti palestinesi. Lo stato ebraico ha il progetto di incorporare questa zona in Israele in modo che, allorché riprenderanno i negoziati sullo status finale, un ritorno al passato costerebbe talmente caro dal punto di vista politico, che questa annessione sarà considerata irreversibile. Ci si trova quindi di fronte ad una strategia mirante a modificare la linea verde.
La costruzione del muro attorno a Gerusalemme est è ancora più devastante per le aspirazioni ad uno stato palestinese. Mentre al nord il muro non si spinge mai più di otto chilometri all'interno delle terre, a Gerusalemme penetra molto più in profondità.
Questa incorporazione della Grande Gerusalemme nello stato ebraico pone numerosi e gravi problemi, perché porta ad incorporare un gran numero di palestinesi, sottolineando una volta di più le contraddizioni esistenti tra gli imperativi demografici e quelli della sicurezza. Per risolvere tale problema, Israele tenta di costruire due muri intorno a Gerusalemme: il primo costituisce una separazione interna, costruita essenzialmente attorno alle frontiere municipali definite da Israele. Il secondo costituirà una separazione esterna, attorno a blocchi di colonie. A differenza delle fortezze medioevali, questi muri di Gerusalemme saranno costituiti da una barriera elettrificata, una strada di aggiramento e, in alcuni luoghi, da trincee, pareti di cemento armato e apparecchi rilevatori di movimento.
Una volta completato il muro, dal nord della Cisgiordania a Gerusalemme, lo stato ebraico si sarà annesso il 7% del West Bank, tra cui 39 colonie israeliane e circa 290.000 palestinesi, 70.000 dei quali non hanno ufficialmente diritto di residenza in Israele e pertanto non hanno diritto di viaggiare o di beneficiare dei servizi sociali israeliani. Questi 70.000 palestinesi vivono in una situazione di estrema vulnerabilità e probabilmente saranno costretti a emigrare. Se il muro verso sud si spingerà fino a Hebron, si ritiene che Israele si sarà annessa un altro 3% della Cisgiordania.
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