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Call Center: come contrastare le esternalizzazioni e ruolo dei sindacati

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Uploaded by on Oct 19, 2009

Può anche accadere che tale cessione avvenga in vista della stipulazione di un contratto di appalto di un anno tra la controllante e la controllata e che la prima decida di non assegnarlo più alla seconda, con la inevitabile conseguenza di una chiusura con relativa perdita dei posti di lavoro dei dipendenti precedentemente ceduti. O peggio ancora, si può immaginare che la società controllante decida successivamente di concedere lo stesso appalto ad un'altra sua controllata, con lo stesso numero di lavoratori impiegati nell'esecuzione dei lavori, però assunti a condizioni contrattuali meno favorevoli per i lavoratori e più convenienti, dunque, per se stessa. Si può così dimostrare che gli esuberi di personale derivanti da simili operazioni non sono dovuti alla crisi economica, bensì ad operazioni di outsourcing altamente discutibili, sia dal punto di vista giuridico che economico. Nel mondo dei call center pare che tali meccanismi siano alla base di diverse politiche di esternalizzazione, che molto spesso sfociano in problemi di eccedenze di personale. Un esempio per tutti: la cessione del ramo d'azienda da parte di Vodafone Italia in favore della Comdata Care Srl che ha coinvolto 914lavoratori. La cessione è avvenuta nel 2007 e già nel 2008 la società chiude con una perdita di 729.062 euro.
Proverò adesso a ricostruire brevemente la storia, in modo tale che vi possano essere chiari, in concreto, i meccanismi che dovete assolutamente contrastare qualora vi troviate nella condizione di potenziali vittime delle esternalizzazioni. Le anomalie della cessione emergono chiaramente nell'ipotesi di accordo sindacale. L'ambiguità più pericolosa è sicuramente quella relativa all'impresa che realmente acquisisce il ramo d'azienda oggetto di cessione. Nell'ipotesi di accordo figurano tre società, ossia la Vodafone Italia, la Comdata Spa e la Comdata Care Srl, quest'ultima costituita di recente dalla Comdata Spa che la controlla al 100%. La presenza di tre diverse società per una cessione che ne coinvolge soltanto due è una cosa davvero preoccupante.
E' estremamente rilevante la circostanza che la procedura di consultazione sindacale ex art. 47, comma 2 della Legge n° 428/1990 (che si è conclusa l'8 ottobre mentre l'ipotesi di accordo è datata 25 ottobre) è stata effettuata tra la Vodafone Italia e la Comdata Spa, ovvero sue controllate, così come affermato nell'accordo. Essendo la controllante e la controllata soggetti giuridici differenti, specie in merito alle responsabilità inerenti ai rapporti di lavoro, non è possibile che una società faccia una consultazione per conto di un'altra. L'8 novembre, di fatto, la cessione avviene in favore di un'altra società, ossia la Comdata Care Srl. Quest'ultima quindi, non avendo rispettato la procedura sindacale ex articolo 47, ha rischiato di incorrere nella condotta antisindacale ai sensi dell'art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, dato che la consultazione è legata alla previa procedura obbligatoria di informazione. Condotta sindacale a parte, è evidente che la sorte della società controllata, con tutti i suoi dipendenti, è legata alla volontà della controllante. Un'ulteriore dimostrazione di questa erronea rappresentazione della realtà si riscontra nella lettera che la Vodafone Omnitel ha consegnato ai lavoratori, datata 5 novembre, dove viene comunicata l'avvenuta cessione in favore della "costituenda Società Comdata Care Srl, la quale sarà interamente controllata dalla Comdata Spa". Questo significa probabilmente che il cessionario nemmeno esisteva durante la fase di informazione e consulatazione sindacale. Nessun giornale ha commentato questi passaggi importanti. Nessuno ha voluto porsi le domande giuste: perchè tutti questi intrecci? Perchè la Comdata Spa non ha rilevato direttamente il ramo di azienda piuttosto che farlo acquisire da un'altra società che tra l'altro controlla al 100%? Le risposte risiedono probabilmente in una strategia di deresponsabilizzazione, attraverso cui le società riescono a governare certe attività senza necessariamente assumersi le relative responsabilità. Nel caso in questione è evidente che il ramo di azienda sarà governato dalla Comdata Spa la quale però non ha assunto l'onere di diventare il datore di lavoro dei 914 dipendenti delle attività acquisite. Non deve dunque sorprendere che la vicenda sia sfociata in una interrogazione parlamentare dovuta al rischio di ridimensionamento della Comdata Care Srl dato che i contratti appalatati a quest'ultima a seguito della cessione sono stati successivamente passati alla società che li governa, ossia la Comdata Spa. Altri call center esternalizzati che sono gestiti da società controllate al 100% da altre società - che addirittura coincidono con i committenti - sono: Telecontact controllata al 100% da Telecom Italia; Omnia Service Spa controllata al 100% da Omnia Network Spa relativamente alla commessa Wind

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