Furio Jesi, "Sul mito di Europa"
in L'uomo europeo, vol. 8, 1978, di F. Quilici
In questo raro documento video Jesi compare in qualità di esperto all'interno di un documentario sull'identità europea, nei primi minuti del film.
Ne "L'Uomo europeo" (1976/1980) Quilici si è avvalso della collaborazione di Fernand Braudel, Claude Lévi Strauss, André Leroi-Gourhan, oltre che Jesi.
L'immagine è poco definita e irreale: lo studioso cammina ieratico lungo una strada innevata delimitata da boschi. Indossa un ampio cappotto bianco, ha barba e lunghi capelli neri, il viso è sormontato da grandi occhiali dalla spessa montatura. Parla con voce precisa e abilità da narratore, servendosi di molte pause espressive e toniche: campi lunghi e primi piani si alternano, contrastati con immagini di mare, rovine mediterranee e icononografia classica di statue e pitture. Il suono dei suoi passi si mescola con inserti di musica di flauti arcana e insinuante. Lo schermo è completamente inondato di luce, il bianco lattiginoso si alterna all'azzurro, rami neri si stagliano netti sull'obiettivo. La camera si muove con lui; il regista ne ha fatto uno specialista del silenzio e dell'interiorità: calpestando una terra fredda si muove con dolcezza in vasti spazi psichici. A un certo punto guarda in camera e parla con noi, il volto seminascosto dai rami e gli occhi hanno lo stesso punto di nero del paesaggio che oppone resistenza alla luce abbacinante. In questi pochi minuti quello che vediamo è il suo sguardo, le immagini che affiorano alla nostra visione sono epifanie di un tempo azzerato che sta nella sua mente.
Di seguito la trascrizione letterale del testo.
[voce narrante]
Il ratto d'Europa; di questa favola così densa di significati simbolici abbiamo avuto la fortunata opportunità di parlare con un famoso mitologo, Furio Jesi, che abbiamo avvicinato non lontano dalla sua casa, in quella campagna in cui egli si era ritirato a vivere, in odio all'appiattimento e alla affollata solitudine della vita cittadina.
[L'intervento di Jesi:]
«Siamo nelle neve, siamo nella nebbia, in una campagna padana e quindi paradossalmente le circostanze sono adeguate ad evocare un mito che è partito da una tradizione solare, da un'immagine solare come quella del mare della Fenicia, come quella di Creta; ma che ha come protagonista una figura, Europa, che, a ben guardare, è una figura lunare, anziché solare, quindi una figura molto più ambigua, una figura in cui la luce non è la luce dura del sole ma è una luce che può avvicinarsi, può diventare la luce delle regioni settentrionali, può diventare la nebbia delle regioni settentrionali.
Mito dell'Europa ma prima di tutto di Europa, quindi storia molto antica di un personaggio femminile, che si ritrova secondo la tradizione a cogliere fiori sulla riva della Fenicia, viene affascinata dalla figura di Zeus in forma di toro che esce dalle acque, lo segue, viene trasportata fino all'isola di Creta e là avvengono, avvengono le nozze fra Zeus ed Europa.
C'è da chiedersi però, e il punto più oscuro rimane questo, quale forza si sia concretata abbia assunto forme in questo mito, tanto da permettergli di rimanere poi in una tradizione storica che arriva fino a noi. Il figlio di Europa e di Zeus, Minosse, è rimasto nella tradizione come il legislatore, quindi ha impersonato la tradizione della prima cultura organizzata, ordinata, secondo modelli che poi si riproporrano attraverso la cultura greca, si riproporranno fino a tradizioni europee più recenti;
e il nome stesso Europa e quanto gli restava di mito si è riempito di altri contenuti diversissimi fra loro che arrivano fino ad oggi e che si trasformano continuamente».
Scheda a cura di Enrico Manera
http://it.wikipedia.org/wiki/Furio_Jesi
Ascolta anche:
"Macchine mitologiche e cultura di destra", audio della serata dedicata a Furio Jesi, con Wu Ming 1 ed Enrico manera, al laboratorio Bartleby di Bologna, 18/02/2011.
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=3377
@TheLeoneprimo: tutto non è disponibile.
wumingfoundation 11 months ago