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IL MIO CUORE

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Uploaded by on Mar 5, 2010

CITTA' DEL VATICANO (28 febbraio) - Di appelli per il futuro (molto incerto) dei cristiani in Iraq, Papa Ratzinger ne aveva fatti tanti in questi anni, ma mai così forti come quello che si è sentito stamattina a san Pietro. «Bisogna ripristinare la sicurezza» ha detto chiaro e tondo, denunciando implicitamente le promesse non mantenute dal governo Maliki che si era impegnato proprio a garantirla.

All'Angelus ha fatto cenno alla «delicata fase politica che sta attraversando l'Iraq». Spetta a chi governa a compiere «ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili». In piazza, mescolati tra la folla, erano presenti una cinquantina di iracheni, con tanto di striscioni che inneggiavano alla libertà religiosa. Un diritto a loro ormai conculcato.

Chi è battezzato e vive a Bagdad, a Kirkuk, a Mossul o a Bassora sa bene che i tempi si sono fatti piuttosto difficili. In alcuni quartieri di Mossul, per esempio, i cristiani sanno quando escono di casa, ma non se vi faranno ritorno la sera. Benedetto XVI ha manifestato «profonda tristezza» per «le tragiche notizie delle recenti uccisioni di alcuni cristiani nella città di Mossul» facendo presente la sua «viva preoccupazione» anche per «gli altri episodi di violenza, perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni di persone inermi di diversa appartenenza religiosa».

E' uno stillicidio di notizie negative. Il nunzio a Baghdad invia periodicamente in Segreteria di Stato rapporti a tinte fosche, facendo il resoconto di quello che accade. I rapimenti a scopo di estorsione sono all'ordine del giorno, le minacce pure. Tanti negozi sono stati bruciati, studentesse obbligate con la forza a portare il velo, studenti che non possono più frequentare l'università, giovani costretti a farsi crescere la barba secondo i dettami dell'Islam, donne violentate, pestaggi e, purtroppo, anche uccisioni, come è accaduto ultimamente a due ragazzi.

Le fonti caldee presenti nel Paese raccontano persino di rastrellamenti casa per casa, agguati in pieno giorno, minacce pesantissime. Il vescovo di Kirkuk, monsignor Sako, parla di una persecuzione su base religiosa. A farne le spese la minoranza caldea, presente in Iraq da duemila anni. Da 800 mila sono passati a 300 mila, chi può fugge all'estero, raggiungendo parenti o amici. Chi resta è perchè non ha la possibilità di farlo o perchè tenta disperatamente di difendere le proprie proprietà.«Bisogna muovere le coscienze di tutti per fermare questo massacro. Dov'è la coscienza? Dove sono i diritti umani? Cosa n'è dell'uomo se due innocenti possono essere uccisi nella loro casa? Chi compie questi crimini? Perchè?» ha chiesto il vescovo di Baghdad, monsignor Warduni.

Il Papa si augura che possa fallire il piano governativo di creare nella piana di Ninive una enclave tutta cristiana, una zona dove convogliare l'intera comunità caldea, lasciando il resto del Paese nelle mani islamiche. «Mi auguro che non si ceda alla tentazione di far prevalere gli interessi temporanei e di parte sull'incolumità e sui diritti fondamentali di ogni cittadino. Infine, esorto la comunità internazionale a prodigarsi per dare agli iracheni un futuro di riconciliazione e di giustizia».

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Film & Animation

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  • noi abbiamo bisognio della vostra preghiera ...grazie

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  • tutta la mia stima ed ammirazione...

  • solidarietà ai cristiani iracheni perseguitati!

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