Titta Ruffo - Alla vita che t'arride - Un ballo in maschera - Verdi

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Uploaded by on Jun 18, 2009

Titta Ruffo (June 9, 1877 - July 5, 1953) gives a master class in perfectly coordinated registration and full throated singing with ease. In Musical America, December 27, 1913, Ruffo wrote the following: "In view of the fact that numerous vocal instructors have endeavored to claim the credit of having been my "teacher" I desire to state emphatically that my brother Ettore is the one to whom practically all such distinction is due. I studied four months at the Santa Cecilia Conservatory in Rome under Signor Persichini and was told that I possessed neither voice nor musical talent. Afterward I received instruction from Signor Sparapani for two months and from Signor Casini for four months, but as this was not sufficient tuition for an operatic career I placed myself under the tutelage of my brother. I remained his faithful pupil for six years and am the living proof of his scientific method of voice production. All those asserting that they have been my "teacher" and therefore responsible for my success arrogate to themselves false and mendacious prerogatives." This is the ultimate chiaroscuro voice. So dark and yet so full of squillante!! No one can touch this version for ultimate vocal splendor!

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Uploader Comments (MrCafiero)

  • voce eccezionale di potenza ed estensione ma non è vero che Verdi lo avrebbe amato perché Verdi amava il canto sfumato, il fraseggio vario;

    certo l'accento è importante in Verdi ma non si può cantare sempre così a squarciagola anche se si è TittaRuffo e cioè la voce più imponente del secolo XX...

    ma i suoi epigoni e imitatori (vale anche per Caruso) hanno accentuato i difetti per coprire magagne tecniche e in qualche caso vocali

  • Verdi, being a musical genius would have recognized a vocal genius in music as well. And Verdi wrote heavy orchestration for many of his operas which means you need a big and heavy voice. Also, he demanded tuning at A = 432 which also suggests he loved a darker sound than what we hear today.

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All Comments (22)

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  • @1947Rollo

    ho visto e ascoltato qualche giorno fa su Skyclassica una esecuzione delle Nozze di Figaro da far accapponare la pelle, tale era la bruttezza di voci, la petulanza di quelle vociuzze striminzite e asprigne; poi ho visto un Andrea Chénier da Bregenz dove sulla ghigliottina dovevano metterci il regista, e anche qui i cantanti erano men che mediocri ...allora io mi sento fortunato già solo ad avere ascoltato un Cecchele (che non era certo Borgatti Pertile o Corelli)...

  • @1947Rollo

    quanto alla scuola del muggito di Celletti il discorso sarebbe lungo: Celletti ha avuto il merito di aver fatto una operazione culturale non una semplice restaurazione di tecniche e stilemi in parte ormai vetusti: tutto doveva partire dalla tecnica, ma indubbiamente la voce ha una parte importante; la crisi di grandi voci che oggi abbiamo è dovuta in parte al fatto che non ci sono più quei serbatoi che erano le chiese, dove centinaia di ragazzini venivano educati al canto ... 

  • @1947Rollo

    concordo in gran parte, e infatti Titta Ruffo è una eccezione come lo sono Caruso Scialiapin Callas, cioè casi unici nella storia del canto; il problema è venuto dopo, con i baritoni e i tenori che aprivano le note a squarciagola a detrimento del legato del fraseggio espressivo dell'uguaglianza di suoni...sugli esempi da te proposti avrei qualche riserva: parlerei di Amato di Danise di Stracciari e di Galeffi non di Scotti (Puccini diceva che era una vociaccia) o di Granforte...

  • @mongemark UNO-Dissento sul fatto che Ruffo cantasse a squarciagola,non risponde al vero come documentato dai vari dischi.Certo l’ampio fraseggio,gli acuti forti e squillanti,i centri poderosi e tonanti(che prima di lui non s’erano mai uditi)e l’indugiare a piena voce su alcune note centrali può portare all’errata conclusione che gridasse;in realtà il suo canto era sempre controllato ed espressivo. Quanto poi al cantar vario e sfumato,come preteso da Verdi,

  • @mongemark DUE-basti ascoltare l’attacco dell’eri tu o il sogno dall’Otello(ma anche taltro)per rendersi conto di come Ruffo piegava la sua enorme vocalità ad esigenze più liriche.Certamente il suo canto ruppe con la tradizione consolidata da chi lo aveva preceduto(Battistini,Scotti,An­cona e altri,e per questo è stato un innovatore che ha dato attualità al canto adeguandolo ai tempi ed ai gusti che mutavano.Ha fatto,in sostanza,la stessa operazione di modernizzazione

  • @mongemark TRE-che il sassofonista tenore Coleman Hawkins fece nel jazz nel lontano 1939.Vero che tra i suoi epigoni e imitatori vi è stata una ecatombe di voci,ma l’avvento della cosiddetta“scuola del muggito”,di Cellettiana memoria,non è certo da imputare a responsabilità di Ruffo ma alla scellerata pretesa di voler imitare un timbro che per caratteristiche proprie e per volume era inimitabile,oltretutto senza possedere adeguate risorse tecniche.Cordialmente

  • @mongemark amico,parliamo quasi 2 anni...Non hai capito ancora che per me il più importante e la bellezza della voce e non la sua grandezza/forza,come per esempio la 'voce' forte di RR/.

    La bellezza della voce + l'interpretazione giusta=Arte.

    Ruffo e i suoi compagni erano veri Artisti,quasi ogni suono che producevano toccava la perfezione.

    Da 40 anni da questi gridi intorno a noi /questi orchestri moderni pieni dei musicisti sordi e con poca educazione musicale/siamo quasi tutti sordi.Ciao.

  • @mongemark amico,leggere gli spartiti e le lettere di Maestro Verdi non basta!

    Ci vuole cuore e anima per sentire il genio di Maestro Giuseppe Verdi e Titta Ruffo!

    Tu amico mi prendi in giro e questo fatto mi fa tantissimo piacere!

    Tu non hai risposto alle mie domande.

    Amico sei un uomo intelligente /ti rispetto per la tua sensibilità/ e a volte succede che i giovani leggono i tuoi commenti,quello che hai scritto di Ruffo Titta e assurdo,credimi! Come un uomo come te può parlare cosi?!?Ciao.

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