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L'Alfiere Rosso al cospetto di Dio e della Sua Isola

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Uploaded by on Nov 25, 2007

L'isola di Sardegna era ai suoi piedi.
Si voleva parlare appunto di una sera di settembre, il 21 settembre del 2033, ci trovavamo lungo la scogliera assenti ed indecisi, io e quella bestia, voi vi chiederete, quale bestia, ne parleremo dopo. Passavamo per caso affascinati dal pianto di una donna, voi vi chiederete perché affascinati, ne parleremo dopo, mentre stavamo camminando tra le barche e i vascelli diroccati una luce proveniente dalla collina ci indicava un percorso, un leggero sentiero che saliva.
Il Cavaliere Rosso continuava a camminare lungo il margine della scogliera, mentre riecheggiava il pianto di una donna, sembrava la sua Daisy e decise di proseguire costeggiando una piccola insenatura sassosa, qualche metro più avanti era un sentiero accidentato che portava alla spiaggia che precedeva altre spiagge e altri mondi possibili, il terreno era infido e scivoloso perché bagnato dalla pioggia che cadeva fitta ma non impediva la vista di tutta una serie di scogliere, ultimo rifugio di aquile reali che gli isolani chiamavano astori. Gli astori volavano verso l'alto, mentre il mare come una fisarmonica ringhiava testardo, testimone di mille battaglie che si erano consumate in quella scogliera dove i Shardana erano stati padroni, dove gli arabi, i turchi, i fenici e i romani avevano assaporato cocenti sconfitte. In quelle costiere i pisani ed i genovesi, aiutati dal maestrale avevano distrutto le flotte di Museto mentre qualche secolo più tardi i Doria erano stati annientati dagli spagnoli, per questo la chiamavano 'l'isola del diavolo' e per questo il mare rispediva le carcasse delle feroci battaglie che si erano consumate tra i suoi mortali tentacoli..mmediatamente sotto di lui gli aironi volavano alti senza complessi di subalternità nei confronti degli uomini e del mare che in burrasca eruttava tutta la sua forza distruttrice e minacciosa. La scogliera era in sinistra attesa di un campo di battaglia ed egli avvertiva che qualcosa stava per accadere, ebbe un esitazione forse una voglia di tornare indietro, ma il volto della sua amata lo sospingeva verso l'alto. La curiosità lo aiutava ad andare avanti. Noi ci inerpicammo insieme, io e l'animale di cui prima, mentre aroma di cipolla selvatica, di mirto e rosmarino confondeva l'aria e lo sguardo. Arrivati a metà percorso un incappucciato ci fermò e ci disse:

- di dove siete voi --
- noi non sapevamo cosa dire perché noi eravamo del mondo. L'animale incuriosito disse:
- che lingua parla costui, perché parla diversamente da noi!
io parlo la lingua dei suoni e degli oggetti, pensai ma non proferii alcun suono
- L'alfiere rosso realizzò che l'uomo gli aveva proibito di toccare qualsiasi cosa che appartenesse all'isola: i fiori, le cose e le bestie. Doveva rispettare tutto perché tutto apparteneva a Dio e loro stessi erano una parte del cerchio.
Seguimmo i gesti dello strano personaggio. Non capimmo ma lo seguimmo non avendo troppe scelte o mosse da fare. L'uomo ci condusse verso l'alto.
Il profumo della balena ci aveva ingannato e colpito nella nostra immaginazione, eravamo rimasti tre giorni e tre notti nel ventre del pesce eravamo riusciti a uscirne fuori ed ora una nuova proibizione ci impediva di agire liberamente. Gli incappucciati si allontanarono e li lasciarono al loro destino. Non prima di aver proferito le seguenti parole:
non toccate nulla!
L'isola è nostra e deve rimanere intatta!
Non dovete toccare gli animali che volano e le bestie con le corna, ricordatevelo!
O ve ne pentirete amaramente, fece un altro!
Rispettate l'isola!
La nostra isola!
Guai a voi se toccate i luoghi sacri del nostro dio! disse uno di loro con una voce cavernosa e triste!
L'alfiere rosso li vide allontanarsi con un passo lento ma deciso con i fucili alle loro spalle e dopo qualche istante realizzò che il suo aiutante lo aveva abbandonato.
se vuoi tornare indietro vai al racconto
Il Grillo ed il Cavaliere se vuoi proseguire vai al Racconto L'isola del Cavaliere

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  • @lisuledda Ti ringrazio. Le elaborazioni di cui tu parli sono il frutto della mia depressione che si manifesta nel Dio che si tinge di colore e che mi spinge

    nell'essere ancora vivo.

  • Creativa, interessante il suono che ci riporta alla nostra terra, ma se potessi rielaborarlo invece di effetti in dissolvenza creerei un vero video in computer grafica animata, dirai cose già viste ma con il tuo sound no, in bocca al lupo sei grande

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