Brano cantato che fa parte del demo "Vis Insita", album tematico sulla storia, autoprodotto nel 2002; tutti i suoni sono campionati. In particolare, il brano parla dell'alienazione della psiche nelle catene di montaggio delle fabbriche durante la rivoluzione industriale, ma più in generale affronta il tema dell'uso distorto della tecnologia e della dipendenza ad essa. Ecco il testo:
Migliaia di indigenti senza un volto
abbarbicati sui cancelli arrugginiti delle fabbriche,
sobborghi fatiscenti di bordelli e di promiscuità
affogati nel liquame degli scarichi.
Periferie, tentacoli in cemento ed acciaio
di infernali, tecnologiche metropoli,
processi industriali dai rumori più assordanti
e soffocanti ciminiere di gas tossici.
Salari da miseria agli operai
costretti a turni massacranti alla catena di montaggio,
varianti inflazionate nel selvaggio meccanismo
regolato dalla legge del mercato.
Latente alienazione della mente
programmata come macchina, in funzione della macchina.
Perversa implicazione della scienza:
dare le armi alla nazione e non badare alla coscienza.
Muovo il mio corpo
seguendo schemi di ovvie gestualità,
ripetute all'infinito, meccanicamente, ipnoticamente,
estranee alla mia volontà.
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