"SOTTO ASSEDIO" trailer

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Uploaded by on Nov 13, 2011

Sotto assedio è una breve performance teatrale sul tempo presente. L'espressione del bisogno di esserci e far sentire la propria voce in un momento in cui è complicato persino trovare una voce. Il tentativo di scoprire contenuti nuovi laddove sembrano spariti e disinnescati tutti i contenuti. Lo sforzo di provare nuove forme espressive e lasciarsi alle spalle codici comunicativi ormai deteriorati e appiattiti su modelli quali il dibattito televisivo, il comizio di piazza, o l'insensata logorrea dell'arte che non sa più indagare il reale. L'idea è quella di partire da un singolo suono, di ridurre all'osso, di sfrondare fino ad arrivare all'essenza e quindi, anche dal punto di vista della messinscena, di eliminare ogni orpello per giungere all'origine. C'è una sola parola che diventa vagito primordiale, grido di allarme, richiesta di aiuto e insieme urlo di battaglia: Afammocc'.

Nel prologo scorrono immagini di tafferugli, scene di violenza nelle metropoli contemporanee, manifestazioni di protesta che degenerano in guerriglia urbana, scontri feroci tra uomini di tutti i popoli. È ciò che resta oggi in Italia del concetto ormai svuotato di rivoluzione, visto attraverso l'occhio indifferente del video che ci ha atrofizzati, assuefatti all'inumano. Queste immagini potrebbero essere il necrologio recitato dalle macchine che sopravvivono agli esseri umani per celebrare i funerali di una specie infinitamente sciocca anche quando sogna e si batte per i propri sogni. Attraverso le immagini, riprese da youtube, si rappresenta la Rete come piazza virtuale in cui le persone consumano, comodamente sedute alle loro tavole, pillole di rivoluzione. L'idea è quella di mostrare il video come contenitore di immagini da propinare a un popolo da formare. Un popolo bisognoso di un'icona, che riconosce nel martire fermato sulla croce luminosa che, come un'insegna pubblicitaria, favorisce l'adesione degli spettatori al progetto di disordine sociale. Nella seconda parte siamo catapultati fuori da tutto ciò che è inumano, precipitiamo nel silenzio, ci troviamo di fronte alla figura inerme dell'attore messo in croce. Siamo al cospetto di un vero essere umano, all'alba dei tempi, prima che la storia lo corrompesse, prima del linguaggio, prima dell'idiozia che ci contraddistingue. È tutto corpo e ricerca vocale. Violenza del gesto che diventa gesto per la prima volta, e potenza creatrice degli organi fonatori. L'attore resuscita da un gorgo vocale una sola, singola, insostituibile parola, la prima e l'ultima. La scova dolorosamente dentro se stesso, la estrae dalle proprie viscere per portarla in superficie e consegnarla agli spettatori magnetizzati dalle immagini. Consapevole della falsità smerciata, l'attore celebra il suo sofferente atto di rivoluzione e si offre in sacrificio per una rinascita "ecumenizzata" dalla parola 'Afammocc'. Nella terza parte un breve testo, che unisce il tono neutrale del documentario alle accensioni poetiche del delirio, spiega l'origine dell'espressione napoletana 'Afammocc' soffermandosi sulle varie sfumature di significato. Ad accompagnare la parola interviene il gesto sinuoso di una danzatrice, che fa da contraltare alla voce registrata. La ragazza, vestita di bianco, rappresenta la purezza e l'armoniosità del movimento che - con l'ausilio del linguaggio dei segni - rimanda alle potenzialità inventive e profondamente rivoluzionarie della parola.

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