Più lontano vado, più mi sento legato e vicino a quello che ho. Più lontano vado, più mi sento solo. Più mi sento solo e più mi sento forte, particolare, capace d'imprese che non sono da tutti. Attraverso province, regioni, giorni, notti, pioggia, nebbia, vento, neve, ghiaccio, polvere, sole, caldo, sudore. l'orgoglio di fare ed essere qualcosa di diverso cresce, con esso lo spirito d'appartenenza ad un mondo parallelo che si muove maggiormente quando il resto riposa.
Fabrizio Piras, "Faccio il camionista".
Più dell'80% delle merci in Europa viaggia su gomma. L'asse che collega la Germania con l'Iraq e che attraversa la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l'Ungheria, la Romania, la Bulgaria e la Turchia, detto corridoio IV, è considerato il ponte economico tra l'Europa e l'Asia. Ogni giorno in Europa viaggiano circa 30 milioni di autocarri. Durante le mie prime ricerche un camionista del nord Italia mi ha detto con tono serio guardandomi dritto negli occhi: "Chi lo fa per denaro non è un camionaro". Silenzio, gli ho sorriso, non avevo capito subito. Oggi so che fare il camionista significa trascorrere intere giornate alla guida di un "bestione" (come lo apostrofava un film degli anni '70), significa dormire in due metri quadri sul ciglio di un'autostrada, cucinare su un fornello da campo, rimanere settimane o mesi lontano da famiglia e affetti, spesso per uno stipendio molto basso, significa che la cabina di guida diventa la tua casa. Fare il camionista prevede che a questa "casa" venga aggiunto un rimorchio il cui contenuto qualcuno in qualche modo utilizzerà. Nella maggior parte dei casi il camionista non è a conoscenza della natura della merce che trasporta, e non lo deve essere, sa solo che deve consegnarla entro una data e un'ora precisa. Il camionista avverte solo il peso di questa merce che altera la sua guida. A detta di un giornalista di settore, trainare un rimorchio diventa una metafora della condizione esistenziale dell'uomo: portare sulle proprie spalle il peso dei bisogni e dei desideri delle persone. Perché qualcuno decide di fare il camionista? Cosa spinge una persona ad intraprendere una scelta di vita (per me) così dura? Forse fare il camionista è la risposta ad un impulso interiore, è l'intima opposizione ad un sistema di valori, forse rispecchia la costante ricerca di sé, d'altronde sono persone che hanno fatto della propria vita un continuo viaggiare. Il mio film sarà il frutto di un'osservazione partecipata della vita di un gruppo di camionisti che vivono e lavorano lungo l'asse che collega il nord Europa alle porte dell'Oriente, che parte da Berlino (Germania) ed arriva ad Habur Gate (Iraq). E' un territorio costellato di parcheggi, aree di sosta, interporti, hub per merci, moderni caravanserragli, bordelli per camionisti, dogane. Nel mio film impareremo a conoscere queste persone e l'essenza dei loro luoghi, vivremo con loro così a lungo da far sì che la camera diventi familiare, una costante ma discreta presenza in grado di catturare i dialoghi più intimi, le gioie, le apprensioni, la rituale e stra- ordinaria quotidianità, le amicizie, la qualità e la quantità dei legami, la solitudine, la lotta contro il tempo, la resistenza alla fatica. Sono convinto che lungo questa via esista una città in perenne movimento sulle "diciottoruote", i cui abitanti sono i camionisti, che continuamente ne creano e ne modificano la struttura. Tratteggieremo l'identità di questa città e dei suoi inconsapevoli abitanti: Tedeschi, Turchi, Bulgari, Russi, Italiani, Francesi, Polacchi, Serbi, Rumeni, Svizzeri, Ungheresi, Bosniaci, Sloveni, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Albanesi, Inglesi, Croati, Cechi, Slovacchi, Ucraini, Lituani, Bielorussi, Estoni, Ettoni, Olandesi, Belgi, Austriaci, Macedoni, Kosovari, Moldavi, Svedesi, Norvegesi, Finlandesi, Irlandesi, tutti SONO camionari.
è ancora in fase di realizzazione. Non appena sarà pronto verrà pubblicato sul mio profilo.
Grazie Francesco
ceschio 5 months ago