"Riding Buk" è una via di mezzo tra un tributo allo scrittore Charles Bukowski e una confessione intima dell'attore-autore. Il punto di partenza è l'enorme quantità di scritti che Bukowski ci ha lasciato e che continuano ad essere pubblicati anche postumi. Il percorso è un setaccio autoriale, una sorta di vaglio attraverso il quale viene trattenuto soltanto ciò che con forza resiste alla rilettura: il punto di contatto tra lui e me, il punto di contatto tra il suo contesto e il mio. L'approdo è uno spettacolo eterogeneo, un collage arbitrario e coerente della sua opera e della mia realtà.
Ecco perché "riding" e non "reading". Non si tratta di restituire una "lettura", ma di "cavalcare" uno sguardo sul mondo che percepisco empatico.
Ecco perché "Buk" e non "Bukowski". "Buk" è uno dei soprannomi appioppatigli da chi lo conosceva, cioè il prodotto di uno sguardo esterno. "Buk" che assomiglia a "Puke": vomitare. Un verbo che ben si attaglia al suo modo di intendere l'arte di scrivere: "...vomitare la mia merda in faccia agli altri".
E poi ci sono io. Io intellettuale. Io attore. Io uomo. Che come lui cerco di non perdere quel decimo d'anima che mi resta. E cerco di non dimenticare perché faccio questo mestiere. E che mi rialzo ad ogni tracollo e che continuo a crederci. Come i bambini, come i matti, come i disperati, come gli idioti.
"Se hai intenzione di provare
Vai fino in fondo.
Nonostante i rifiuti
E le peggiori probabilità di successo.
Non c'è una sensazione al pari di questa.
Sarai solo con gli dei
E il fuoco incendierà le tue notti.
Cavalcherai la tua vita dritto verso una risata perfetta.
È l'unica battaglia buona che ci sia."
Cristiano Nocera
Sei bravo. Ti ho visto a Ibla 2011. Credi in te, hai i numeri e avrai un grande futuro!
Buone cose.
Braiziiil 4 months ago