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Festival di Venezia-2° Giornata-Protagonisti Polansky e Madonna SKY

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Uploaded by on Sep 2, 2011

Festival di Venezia-2° Giornata-Protagonisti Polansky e Madonna SKY

Dopo l'ottimo inizio con il film di Clooney, "Le idi di marzo", la 68esima Mostra di Venezia ha vissuto una giornata che sarà difficile eguagliare. Dal punto di vista divistico nessuno può battere Madonna, anche se il suo film non è un capolavoro; sul piano squisitamente cinematografico nessuno batterà Roman Polanski, che con Carnage ha regalato alla Mostra un capolavoro. Voi lettori siete testimoni del fatto che usiamo raramente questa parola. Anche da Cannes, con L'albero della vita di Malick, siamo andati con i piedi di piombo. Ma con Carnage -- in inglese significa «massacro» -- non ci sono altre parole disponibili.

Esiste una rarissima categoria, alla quale possono iscriversi pochissimi titoli: quella dei film perfetti, magari con ambizioni circoscritte, ma riusciti al 100 per 100. Carnage è un film perfetto. Non conosciamo lo spettacolo teatrale di Yasmina Reza al quale Polanski si è ispirato. Sappiamo che è stato un enorme successo in Francia, in Inghilterra, a Broadway. Sappiamo anche -- lo ha spiegato la stessa scrittrice -- che nel film è stato piuttosto adattato. Polanski ha voluto un finale più aperto, meno cupo. Ma possiamo dire che sullo schermo, «costretto» nella mirabile durata di 79 minuti, funziona magnificamente. Vorremmo partire dall'unica inquadratura -- che apre e chiude il film, specularmente -- che esce dalla claustrofobia della messinscena teatrale.

Il film si apre sullo skyline di Manhattan, ripreso dal parco di Brooklyn Bridge. I grattacieli sono impallati da alcuni alberi, come a sottolineare che il decoro sociale della civiltà occidentale verrà ben presto distrutto dalla natura, che prende sempre il sopravvento. Ma il fascino dell'inquadratura è un altro: è l'America, il paese -- gli Usa -- dove Polanski non può andare dagli anni '70, dalla famosa accusa di stupro per la quale ancora vive sub judice, a Parigi. I casi sono due: o quell'inquadratura non è stata girata da Polanski, ma da un suo assistente; o il parco si trova altrove e Manhattan è stata inserita al computer.

Ma è geniale che il regista abbia trasformati gli odiosi borghesi parigini inventati da Yasmina Reza in newyorkesi purosangue, ossessionati dal «politicamente corretto» e pronti a sbranarsi come le scimmie assassine di 2001 Odissea nello spazio. Carnage è la vendetta di Polanski nei confronti dell'America. Bravo Roman! La storia è semplicissima: i coniugi Cowan (Kate Winslet e Christoph Waltz) si recano a casa dei coniugi Longstreet (Jodie Foster e John C. Reilly). I rispettivi figli hanno litigato al parco, il piccolo Cowan ha spaccato due denti al piccolo Longstreet. Si parte con le scuse di rito, con pensose riflessioni sull'aggressività dei piccoli e sulla necessità di tenerla sotto controllo. Solo Alan Cowan, avvocato squalo alle prese con i guai di un'industria farmaceutica, sembra subito disinteressato al bla-bla: sta perennemente al telefonino, dettando la linea difensiva ai suoi assistenti. Pian piano, però, viene allo scoperto un'ostilità reciproca, latente fin dall'inizio.

Nel corso di una lunga litigata le coppie scoppiano, i matrimoni si rivelano d'argilla, i due uomini sembrano allearsi contro le due donne e il telefonino di Alan finisce in un vaso di tulipani (e l'uomo collassa: «Lì dentro c'è tutta la mia vita!») e alla fine ci si ritrova tutti soli. Il dio del massacro ha preso il sopravvento, uomini e donne sono persi nella savana alla mercé delle belve, come quando eravamo tutti piccoli babbuini all'inizio dell'evoluzione. Sembra un testo frivolo, Carnage. In realtà tocca temi enormi, ma in modo non didascalico, come potremmo enunciarli noi litigando con un tizio che ci è passato davanti in una fila alle poste.

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