Moni Ovadia presenta: Shylock, il mercante di Venezia in prova

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Uploaded by on Apr 8, 2010

6 Aprile 2010 / 11 Aprile 2010 - Teatro della Corte
Roberto Andò, Moni Ovadia, William Shakespeare

video: Serena Gargani
intervista: Francesco Bollorino

Lo spettacolo sinserisce nel solco di quel teatro musicale su cui Moni Ovadia, fondendo lesperienza di attore e di musicista, ha da sempre incentrato la propria ricerca espressiva, e mette in scena, nel ruolo di Shylock, un interprete di eccezione: Shel Shapiro, pioniere della musica rock in Europa e uno dei padri della canzone italiana. Lazione si svolge in un luogo imprecisato, a metà tra un ospedale e un mattatoio, in un futuro che è già cominciato. Un enigmatico mercante, del cui patrimonio non si conosce lorigine, e un regista ebreo, da anni inattivo, vi si incontrano per discutere il progetto di una messinscena del Mercante di Venezia. In comune, i due uomini hanno unossessione: lebreo Shylock. Mentre scorrono le visioni e gli esilaranti paradossi del Mercante di Venezia immaginato dal regista con una strana compagnia tragicomica, si delinea una partita sottile e inquietante in cui a essere in gioco è la stessa possibilità di tenere in vita il teatro come baluardo contro limpostura e lodio, fragile talismano della più grandiosa invenzione, quella dellidentità.

Nel testo di Shakespeare convivono, in un sottile variare di toni, temi diversi e cruciali come quello della sacralizzazione del denaro (che accomuna tutti i personaggi principali) o quello dellomosessualità, legato al personaggio di Antonio, o ancora quello della legge, ossia della giustizia da applicare secondo i casi, a convalida di una norma e di una "ratio" indissolubilmente legate al potere. Temi che appartengono a ogni tempo, e che in ogni tempo risuonano in modo particolare. Ma ciò che costituisce lo "charme" inconfondibile di Il mercante di Venezia emana soprattutto dal suo personaggio più sfuggente e insieme più connotato, Shylock lEbreo: contemporaneamente vittima espiatoria, modalità proverbiale della cattiveria, e alta testimonianza dellautorevolezza dellumano.

«È una sarabanda sul senso (o non senso) del teatro? Un pastiche?» sinterroga Moni Ovadia a proposito dello spettacolo scritto e messo in scena in collaborazione con Roberto Andò. «O, piuttosto, un paesaggio dove, in controluce, è possibile riconoscere il rischio del teatro oggi, ciò che lo pone a un bivio, sparire nellinessenziale marginalità che gli è stata affidata o riprendere a essere quello che una volta era, un grande paese senza nome che appartiene a tutti, un paese dellanima, dove ciò che viene di continuo evocato nel nome dellumano risulterebbe vago e approssimativo se non venisse ogni volta scandagliato leterno gioco del prestito e del debito, quella speciale e riuscita acrobazia delluomo di farsi mercante di ciò che non è in vendita, ieri come oggi? Il mercante di Venezia è una commedia o una tragedia?».

www.teatrostabilegenova.it

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