Scoppio del Carro (I' Brindellone) 2011-04-24.avi

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Uploaded by on Apr 24, 2011

"Vohabolario del Vernaholo Fiorentino e del Dialetto Toscano di ieri e di oggi" di Stefano Rosi Galli, Romano Editore.

Lo scoppio del Carro è una antichissima manifestazione popolare fiorentina che risale addirittura ai tempi della prima crociata. Siamo nel 1097 e Goffredo di Buglione, Duca della bassa Lorena, parte a capo dei crociati per riconquistare Gerusalemme agli infedeli. Dopo un veloce assedio, il 15 luglio del 1099 riuscirono a espugnare la città e si narra che il fiorentino Pazzino de' Pazzi fu il primo dei nostri a salire sulle mura. Per questo gesto di valore Goffredo gli donò tre schegge del Santo Sepolcro che Pazzino riportò poi a Firenze. Liberata Gerusalemme, il Sabato Santo i crociati si radunarono nella Chiesa della Resurrezione e consegnarono a tutti il fuoco benedetto come simbolo di purificazione. Ed è proprio a questa cerimonia che risale l'usanza pasquale di distribuire il fuoco santo a tutto il popolo. E fu chiamato 'Santo' perché veniva acceso con le scintille sprigionate dallo sfregamento delle schegge di pietra del Santo Sepolcro. Dopo il ritorno di Pazzino a Firenze, il 16 luglio 1101, ogni Sabato Santo, i giovani delle famiglie si recavano nella Cattedrale di Santa Reparata (a quei tempi non c'era ancora il Duomo, che inizió a costruirsi nel 1229) dove accendevano una piccola torcia al fuoco benedetto per poi andare in processione per le strade della città e portare la fiamma purificatrice in ogni focolare domestico. Con il tempo la festa divenne più elaborata e s'introdusse l'uso di trasportare il fuoco santo con un carro,
chiamato appunto Carro de' Pazzi, dove ardevano dei carboni infuocati posti su un tripode. Non si sa quando si sostituì il tripode con i fuochi artificiali ma si ritiene che il cambio risalga alla fine del trecento. La famiglia de' Pazzi, che era l'incaricata dell'organizzazione del Carro e di sostenere l'onere delle relative spese, perse tale privilegio nel 1478, quando la Repubblica la cacciò dalla città in seguito alla famosa Congiura ordita contro i Medici. La Signoria ordinò che non si celebrasse più tale festa e che si mantenesse solo la distribuzione al popolo del fuoco benedetto, cerimonia che avveniva dove
attualmente scoppia il carro, alla Porta del Paradiso, cioè fra il Battistero e la Cattedrale. Ai fiorentini però non piacque per niente l'abolizione della spettacolare festa e cercarono con tutti i mezzi la revoca della proibizione, fino a quando non la ottennero e la Signoria ordinò ai Consoli dell'Arte Maggiore di
Calimala, amministratori del Battistero di San Giovanni, di provvedere ai festeggiamenti così come si faceva prima della congiura. Nel 1494 si verificò poi il rovescio della medaglia: a causa delle prediche del domenicano Girolamo Savonarola, la città mandò i Medici in esilio e restituì alla famiglia de' Pazzi i suoi antichi diritti e privilegi, compreso quello dell'organizzazione del Carro del Sabato Santo. Il Carro, inizialmente molto più piccolo e semplice dell'attuale, subiva molti danni a causa delle deflagrazioni e ogni volta doveva essere restaurato completamente. Fu allora che i Pazzi decisero di allestirne uno molto più resistente e massiccio, l'attuale 'Brindellóne', come lo chiamiamo affettuosamente a Firenze. Il giorno di Pasqua si attaccano al Brindellóne due paia di bianchi e infiocchettati bovi e il carro viene portato dal piazzale di Porta al Prato a piazza Duomo sotto la scorta di centocinquanta armati, musici e sbandieratori del Calcio Storico Fiorentino. Staccati i bovi, si tende un filo di ferro a sette metri d'altezza, dal carro al coro dentro la chiesa, che sostituisce la corda sugnata di un tempo. La festa inizia alle undici quando, al canto del "Gloria in excelsis Deo", dal tabernacolo dei Santi Apostoli si accende, con il fuoco santo, la colombina, un razzo dalle sembianze di una colomba bianca, simbolo di purezza, come il fuoco, e pace, che raggiunge il carro e attizza i fuochi artificiali. A questo punto la colombina dovrà tornare indietro e solo se compie il percorso senza bloccarsi si potrà trarre un buon presagio per il futuro raccolto nei campi. La gente racconta che l'ultima volta che la colombina non compì con successo il percorso fu nel 1966, l'anno dell'alluvione! Lo spettacolo pirotecnico, che dura una ventina
di minuti, e simbolicamente distribuisce su tutta la città il fuoco benedetto, avvolge l'imponente mole del carro con nubi bianche e dense mentre assordanti scoppi si ripetono uno sull'altro. Le scintille sono così tante da sembrare una vera pioggia di colori fino a quando il profilo del Brindellone non scompare del tutto coperto da un denso fumo bianco e rosso, i colori di Firenze.

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Travel & Events

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