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Clinica orrori: intercettazioni originali

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Uploaded on Feb 18, 2009

La malattia è denaro. Lo scrive il giudice di Milano. «La sofferenza cagionata da inutili se non dannosi interventi chirurgici - sottolinea il gip nellordinanza di custodia cautelare - diventa il mezzo per procurarsi i guadagni». Quanto, con quali mezzi e con che indifferenza alle vicende umane, lo raccontano le intercettazioni telefoniche.

La protesi Tutti muoiono. Ma a chi è anziano, tocca prima. E, per questo, ci si può fare meno scrupoli. Così il dottor Scarponi («U») parla con una certa Stefania («I»). È il 5 luglio 2007. I: «Però cè una diatriba perché la sterilizzazione non lo può risterilizzare perché arrivano in confezione sterile... Ci ho appena parlato, non me lo ritira... perché eh.... se loro dovessero ritirare tutti i chiodi che si aprono per sbaglio andrebbero in malora». U: «Eh, lo rimpiantiamo». I: «Ma se non ve lo sterilizza, cosè che rimpiantate?». U: «Beh certo, mica lo butterà via... sei matto...». I: «Ascolti una cosa, lho chiamato per sensibilizzarlo e per dire state attenti quando aprite una cosa perché costa 455 euro più Iva». U: «Senti, io se vuoi sotto la mia responsabilità lo reimpianto subito in qualsiasi malato, subito lo reimpianto \[...\]. Se il malato di novanta anni, novantacinque anni ha una brevissima aspettativa di vita. Eh, novantenni ne abbiamo ogni giorno».

Il malato non scappa Prima regola, operare. Anche quando non serve, anche se è pericoloso. E persino il consulente della clinica («U»: utente) è preoccupato. Così, chiama il notaio Pipitone («I»: interlocutore). È il 7 luglio del 2007. U: «È incredibile, forse è meglio se ci vediamo». I: «Sì». U: «Lanamnesi della cartelle è veramente disastrosa, ecco, poi uno non può fare un intervento. In alcuni casi sono proprio sconcertanti. Non giustificati». I: «Le volevo dire che questa corsa allintervento chirurgico...». U: «Cioè, che bisogno ha, il malato non scappa, non è che muore domattina se tu non intervieni. Capisce, questo è il problema».

Macchine da guerra La medicina è business, ogni intervento arricchisce. E qualcuno è in prima linea. Il 18 luglio, un medico della Santa Rita parla del dottor Renato Scarponi. U: «Se prende una macchina da guerra come Scarponi, che opera anche quelli che non hanno bisogno, che si mette a contraffare le cartelle... Lui guadagna, poi fanno le ispezioni a campione e non è mica detto che acchiappino Scarponi, intanto lui ha guadagnato, però».

Scuola di Tbc È il 30 settembre del 2007. Conversazione tra due dipendenti della Santa Rita. U: «Ha operato un ragazzo che deve aver avuto un pneumotorace, poi lo ha dimesso, questo è stato male, il medico lo ha mandato alla Marelli, e lì gli hanno trovato la Tbc. Il ragazzo è andato a scuola e ha infestato la classe». I: «Oh, Madonna». U: «Ma il problema è che lui non eseguiva io protocolli per la tubercolosi, cioè lui non fa un minimo di indagine e tutto quello che operava lo passava per tumore, quindi uno che aveva un tubercoloma veniva pagato 20mila euro come un tumore».

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