Guarda che se capisci "deliri pseudonietzscheani" e da questo tuo malinteso trai la conclusione di liquidarmi con un "addio" molto offensivo, caschi proprio male: ho solo tradotto in termini più vicini a noi quel che dicevano già i Greci antichi (tipo Esiodo nella Teogonia: le Muse figliedi Mnemosyne, dalle cui fonti eterne/prestoriche deriva il canto etc.). A Galimberti (con cui ho preso 30 e lode e che seguo da sempre stimandolo immensamente) manca l'esperienza del creare artistico: tutto là.
L'artista non è cosa, benché indifferenziato, che si tratta come tale; non scalpella una scultura per farle sentir meno male, ma per levar il male da sé e imprimer nella pietra almeno un segno che gli ricordi chi è davvero e lo sollevi così dal dolore insopportabile d'essere per 3/4 del tempo meno della bellezza infinita che conosce ed è quando crea, ossia va oltre la miseria dell'io e della ragione calcolante, della "normoticità integrata" nella psicopatologia quotidiana che piega i più deboli.
I poeti fanno proprio quel che dice non si farebbe mai in pubblico: espongono la propria follia, i soliloqui dell'anima, l'incomunicabile che si fa balbettio anzi canto.
Guarda che se capisci "deliri pseudonietzscheani" e da questo tuo malinteso trai la conclusione di liquidarmi con un "addio" molto offensivo, caschi proprio male: ho solo tradotto in termini più vicini a noi quel che dicevano già i Greci antichi (tipo Esiodo nella Teogonia: le Muse figliedi Mnemosyne, dalle cui fonti eterne/prestoriche deriva il canto etc.). A Galimberti (con cui ho preso 30 e lode e che seguo da sempre stimandolo immensamente) manca l'esperienza del creare artistico: tutto là.
0pus 9 months ago
L'artista non è cosa, benché indifferenziato, che si tratta come tale; non scalpella una scultura per farle sentir meno male, ma per levar il male da sé e imprimer nella pietra almeno un segno che gli ricordi chi è davvero e lo sollevi così dal dolore insopportabile d'essere per 3/4 del tempo meno della bellezza infinita che conosce ed è quando crea, ossia va oltre la miseria dell'io e della ragione calcolante, della "normoticità integrata" nella psicopatologia quotidiana che piega i più deboli.
0pus 9 months ago
I poeti fanno proprio quel che dice non si farebbe mai in pubblico: espongono la propria follia, i soliloqui dell'anima, l'incomunicabile che si fa balbettio anzi canto.
0pus 9 months ago