La Sardegna degli anni Trenta

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Uploaded by on Nov 13, 2009

Uomini & Cose
Ugo Pellis
Fotografie Sardegna
1932- 1935
Cagliari -Centro Comunale d'Arte e Cultura del "Il Ghetto"
fino al 17 Gennaio 2010
Musica :Paolo Fresu - Richard Galliano - Jan Lundgren - Mare Nostrum


E davvero incredibile che dun fotografo-pioniere come Ugo Pellis, attivo sin dagli Anni 30 e noto solo ai più raffinati intenditori di primizie, ci si sia occupati così poco, e da un paio danni soltanto, in vista della folgorante retrospettiva minima «Uomini & Cose» (catalogo Giunti) che prima ha toccato Udine, ora a Lugano, sino a settembre, quindi, ragionevolmente, a Cagliari, nel Ghetto degli Ebrei. E non stupisce che a Lugano lartista, chiamiamolo pure così, interessi il Museo antropologico delle Culture: perché Pellis, ideatore e estensore del monumentale Atlante Linguistico Italiano, è stato un grande e non meno pionieristico filologo romanzo, con propensione alla nascente dialettologia, agli scarti fonetici nelle varie zone linguistiche.

Il progetto «Uomini e cose» permette la ricostruzione filologica dei sette viaggi che Ugo Pellis fece in Sardegna fra il 1932 e il 1935, acclarando la levatura artistica del grande linguista friulano attraverso un'analisi profonda e circostanziata della caratteristiche della sua visione dell'«altro» e dei temi portanti della sua poetica.
Nel Dicembre del 1932, Ugo Pellis inizia un lungo viaggio di ricerca attraverso la Sardegna, che lo porterà, nel volgere quasi ininterrotto di tre anni, a indagare sistematicamente la struttura e le peculiarità della lingua sarda, per la stesura del celebre Atlante Linguistico Italiano. Nel corso del suo lavoro il filologo friulano visita 124 località diverse dell'Isola col suo carico di album d'illustrazioni, di questionari filologici, di taccuini da campo e di carte geografiche. Nel suo bagaglio anche un corredo di lastre fotografiche (poi di pellicole) utilizzate per ritrarre la realtà che circondava il suo universo di parole: uomini e cose che, nell'immaginario dello studioso si configurano, all'inizio, come una sorta di campionario di archetipi della «mediterraneità».
Il percorso espositivo intende suggerire al visitatore un continuo gioco di rimandi visivi fra gli oggetti e le persone ritratte. Pellis ritrae col sotteso proponimento di rendere essenziali le cose e le persone e così facendo, la sua fotografia, che è priva di un dichiarato interesse artistico finisce, quasi paradossalmente, per esprimere il paradigma di una visione culturale che, nella sua irriducibile volontà analitica e nella sua scabra assenza di simboli, produce un modello stilistico e dunque è arte. Un modello -fra l'altro- che si adatta magnificamente alla semplicità e all'incantevole naturalezza dei paesaggi e della cultura sarda.
L'esposizione restituisce un'immagine inedita della Sardegna, che aggiunge nuove conoscenze a quanto scritto sinora sull'argomento, aprendo significative prospettive per ulteriori ricerche. Tale restituzione è avvenuta mettendo in valore il più ampio reportage realizzato nell'isola fra le due guerre. Tra le 2.172 fotografie conservate dalla Società filologica friulana, lo staff del Museo delle Culture con un lavoro di ricerca ha selezionato 36 prime stampe d'arte riprodotte su carta baritata (formato 40×50 cm) a partire dai negativi originali.

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  • Bellissimi scatti che racchiudono grande significato di com'era la vita una volta in sardegna...

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