Brandello della conferenza tenuta da Giovanni Dall'Orto a Pavia il 3 marzo 2009, a cura dei gruppi "Milk" di Milano e "Coming Aut" di Pavia. Ripresa di Roberto Donatini.
Risposta alla domanda di chiarimento fatto rispetto ad una frase che avevo detto qualche tempo fa, lamentando che il movimento di liberazione omosessuale non può e non deve ridursi ad essere solo la "agenzia di Pubbliche Relazioni" del mondo dei locali commerciali.
Questo non implica che i locali siano "cattivi": ricordiamo tutti che il movimento gay stesso nasce dalla difesa di un locale gay (lo "Stonewall") dai raid della polizia, quindi la difesa degli spazi di socialità omosessuale ANCHE di tipo commerciale è nel DNA stesso del nostro movimento, fin dal primo giorno.
Tuttavia, quando i locali e le feste diventano la sola ed unica preoccupazione del movimento gay - e la critica coinvolge tutti, non solo l'Arcigay, visti i vari "Village" le "Mucche assassine" eccetera dei gruppi che sono addirittura nemici di Arcigay - non stupisce più il basso profilo e i pochi risultati ottenuto dal movimento lgbt in Italia.
Il movimento gay deve difendere i locali, sì, però non deve diventare un "facente funzioni" di una inesistente "Confindustria gay" italiana. Se i gestori non sono capaci di organizzarsela, non tocca al movimento lgbt dedicare tutte le proprie energie per sopperire a questa carenza. Il problema è loro e non nostro.
E invece il fatto che il movimento gay italiano pensi ormai più alla riduzione del plateatico (la tassa sull'occupazione a fini commerciali del suolo pubblico) che a portare a casa vittorie politiche, è non UN problema, bensì IL problema.
Ha ragione. In effetti la mia dottoressa di famiglia dice che sono ormai OLTRE la linea dell'obesità. Mi sa che mi tocca per davvero dimagrire: lei mi minaccia infarti, artriti e non so cos'altro...
gdallorto 3 years ago