Uploaded by cittadinocampano on Mar 25, 2011
21/03/2011 - I carabinieri del Noe stanno perquisendo la discarica di Chiaiano, alla periferia nord di Napoli, nell'ambito di un'inchiesta della Dda su presunte infiltrazioni camorristiche nella gestione dell'impianto e presunte irregolarità nell'assegnazione degli appalti. Dieci gli avvisi di garanzia emessi dal procuratore, Giovandomenico Lepore, e dai sostituti Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio. Secondo l'accusa i clan avrebbero condizionato la gestione degli appalti, in particolare quello per la fornitura di argilla; tra gli indagati vi sarebbero dirigenti della società che gestisce l'impianto.
L'inchiesta sulla discarica di Chiaiano a Napoli che ha portato oggi alla emissione di 11 avvisi di garanzia verte sulla società Ibi, che gestisce il sito oltre ad altri impianti in Campania e a quello di Bellolampo a Palermo, e sulla Edil Car, controllata dalla famiglia Carandente, che ha ottenuto il subappalto. L'ipotesi della procura è che attraverso queste due società (la prima già destinataria di un'interdittiva antimafia) i clan camorristici Mallardo e Zagaria controllassero lo sversamento dei rifiuti e i relativi appalti. Agli atti dell'inchiesta ci sono le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui l'ex imprenditore del settore dei rifiuti Gaetano Vassallo. Agli indagati vengono contestati i reati di traffico di rifiuti e frode in pubbliche forniture. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Noe, quando si decise di allestire una discarica nella cava prima adibita a poligono di tiro venne usato materiale di qualità scadente per impermeabilizzare il suolo: in particolare si fece uso di argilla estratta abusivamente nel Salernitano. Il risultato fu che il suolo è rimasto permeabile e il percolato è finito nel sottosuolo. Nel corso dell'operazione, i militari hanno sequestrato un'altra discarica di 15.000 metri quadri a Giugliano di proprietà della famiglia Carandente, ritenuta vicina al clan Mallardo. Anche da questo impianto sarebbe stato preso materiale per allestire la discarica di Chiaiano.Dalle indagini dei carabinieri è emerso che sia i gestori della Ibi spa sia quelli della Edilcar sas avevano la certezza ben prima dell'espletamento della gara d'appalto di riuscire ad ottenere l'incarico, tanto da organizzarsi anche per l'esproprio dei terreni: lo si evince dal decreto di perquisizione notificato questa mattina ai dieci indagati dai carabinieri del Noe, coordinati dal maggiore Giovanni Caturano.Risulta in particolare che la famiglia Carandente Tartaglia, cinque componenti della quale sono indagati, sia strettamente legata alla società Ibi, gestita di fatto da Antonio D'Amico, con la quale in subappalto ed in Ati ha realizzato numerosi lavori sempre nel settore delle discariche. La circostanza è stata riscontrata sulla base delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Gaetano vassallo, il quale ha indicato Antonio D'Amico e la famiglia Carandente come legati alle famiglie camorristiche Zagaria e Mallardo. "Ô stata accertata - è scritto nel decreto - la gestione di una vera e propria discarica abusiva (quella sequestrata oggi a Giugliano, ndr) con un ingente traffico di rifiuti provenienti dall'escavazione in vari lavori: l'Edilcar raccoglie rifiuti - terra e rocce - sia dalla stessa discarica di Chiaiano che dai vari cantieri gestiti in proprio, li trasporta presso il proprio sito ubicato a Giugliano in Campania per poi rivenderli alla stessa discarica di Chiaiano per effettuare le operazioni di ricopertura dei rifiuti con terreno vegetale". Le operazioni sono state monitorate dai carabinieri anche mediante riprese filmate. "In questo contesto - si legge ancora nel decreto - è emersa una frode in pubbliche forniture compiuta nell'ambito della costruzione della discarica di Chiaiano ad opera della la famiglia Carandente Tartaglia, con la piena complicità degli altri indagati": Vitale Diener, direttore tecnico Ibi; Paolo Viparelli, direttore tecnico Ibi e responsabile della discarica di Chiaiano; Gregorio Chimenz, preposto Edilcar per la discarica di Chiaiano; Pasquale Apicella e Antonio Granozio, fornitori di argilla estratta abusivamente. La frode avveniva attraverso la fornitura di "terreno misto" proveniente dal sito abusivo dei Carandente Tartaglia a Giugliano per la copertura dei rifiuti, nonché la fornitura di argilla di scarsa qualità ed acquisita illecitamente.
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