Uploaded by VolterraTelevision on May 8, 2008
Museo Diocesano di Arte Sacra - Volterra
Il Museo ha sede nel Palazzo Vescovile, un tempo antica canonica, dove fu inaugurato nel 1932. Danneggiato durante la guerra, riaperto nel 1956, rimasto chiuso alcuni anni per restauri, è stato riaperto nel 1992, ed espone opere provenienti dalla Cattedrale e da chiese della Diocesi. Nei locali di accesso e lungo la rampa di scale sono esposti manufatti provenienti da varie Chiese: colonne con capitello, acquasantiere, l'architrave della chiesa di San Lorenzo a Montalbano, sec. X, uno stemma in alabastro, sec. XV, resti di archetti trilobati trecenteschi, dal Chiostro della Badia Camaldolese, con ritratti di abati ed angeli ed iscrizioni gotiche e latine. Nella prima sala, fra opere provenienti dalla Cattedrale, vi sono i più importanti e noti marmi trecenteschi, sette formelle rettangolari a rilievo che illustrano episodi della vita dei santi Ottaviano e Vittore, attribuiti ad Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura, e i quattro medaglioni circolari, raffiguranti i busti dei santi Giusto, Clemente, Ottaviano e Vittore, a bassorilievo, attribuiti a Tino di Camaino. Da segnalare inoltre un'Annunciazione lignea del sec. XIV proveniente da Tojano, un arcangelo Michele in terracotta, di scuola rabbiana (sec. XVI), e la lastra tombale che ritrae il cavaliere Michele Pigi de' Bonaguidi, morto nel 1378. Nella seconda sala la Madonna col Bambino del pittore senese Niccolò di Segna (1331-1345), un crocifisso giuntesco del sec. XIII, un gruppo statuario con Madonna col Bambino e due angeli, forse di Giovanni d'Agostino, il busto in terracotta invetriata di San Lino Papa, attribuito a Giovanni della Robbia o Benedetto Buglioni (sec. XVI). Testimone importante dello stile manierista la pala dipinta dal Rosso Fiorentino per la pieve di Villamagna, raffigurante la Madonna ed il Bambino fra i santi Giovanni Battista e Bartolomeo (1521). In una vetrina la testa reliquiario di San Vittore, argento sbalzato, cesellato e smaltato, del sec. XII, di produzione francese o tedesca. Un secondo reliquiario a cofanetto, in bronzo dorato, con finiture a cesello e bulino, un tempo attribuito a Benvenuto Cellini, viene invece ora assegnato al grande orafo tedesco Wenzel Jamnitzer (1508-1585). Ad Antonio del Pollajolo sono invece attribuiti una croce in argento del sec. XV, a doppia faccia, con disegni niellati a cesello e smalti, foglie e ghiande, e dodici figure smaltate entro formelle quadrilobate, e il busto reliquiario di Sant'Ottaviano, la cui testa è posteriore, fatta eseguire in sostituzione dell'originale, razziata dai mercenari di Francesco Ferrucci nel 1530. È interessante il confronto della croce con la vicina di epoca medievale (sec. XII) rappresentante il Cristo "triumphans", ad occhi aperti. Seguono il reliquiario Maffei in bronzo e rame dorato di manifattura fiorentina della metà del sec. XVI; la Madonna in trono con il Bambino e due angeli (1451), attribuita a Neri di Bicci, una Madonna con Bambino, parte centrale di un polittico attribuito a Taddeo di Bartolo, e la Madonna in trono fra i Santi Pietro e Paolo opera eseguita nel 1545 dal volterrano Daniele Ricciarelli. Nella sala seguente un pregevole Ciborio del 1574 ed un'acquasantiera del 1567 testimoniano la ripresa della lavorazione dell'alabastro nel sec. XVI. Nelle vetrine oggetti liturgici di varie provenienze ed epoche fra i quali si segnalano il crocifisso in rame dorato eseguito dal Giambologna per la Cappella di San Paolo in Cattedrale, il calice in rame dorato attribuito alla bottega francese degli orafi André Chasteau e Antoine Crochet (fine sec. XVI), e un reliquiario della Santa Croce, opera dell'argentiere romano Domenico de' Rossi (fine sec. XVII). Sulla parete, sopra una vetrina, una Madonna col bambino fra i Santi Cornelio e Cipriano, con aggiunta posteriore di altri 4 santi camaldolesi, attribuita, dopo un recente restauro, a Benozzo Gozzoli. Nell'ultima sala una serie di parati liturgici e nelle vetrine libri corali che venivano usati per il servizio dei Canonici del Duomo di Volterra, del 1299 i primi due, antifonari diurni compilati da Frate Agostino di origine sangimignanese, mentre gli altri antifonari furono eseguiti da una bottega miniatoria fiorentina forse dei fratelli Gherardo e Mone di Giovanni, operanti fra la fine del sec. XV e gli inizi del successivo. Sulle pareti Madonna in trono e Santi (sec. XV) attribuita a Domenico di Michelino e un'Annunciazione del senese Benvenuto di Giovanni (1466).
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vi ringrazio per queste belissime immagini
butterflyh25 2 years ago