Matthias Sindelar, "Der Papierene".

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Uploaded by on Jun 18, 2010

Un breve video per rendere omaggio al grande "Cartavelina", Matthias Sindelar, uno dei più grandi interpreti del gioco del football di tutti i tempi. Da notare nel video, oltre a una fase di gioco tra Austria Wien e Bologna F.C. al Prater, la straordinaria rete al
Ferencvaros, realizzata di esterno sinistro. Un campionissimo.

«Sindelar era imprendibile. Monti non ce la faceva proprio con quel diavolo». Così lo vedeva Angelo Schiavio nella semifinale Mondiale del 1934.

"Dicono che la sua modestia fosse altrettanto leggendaria della sua abilità.
Patrimonio dei Grandi."
[Ràul Woscoff -- Centro Raoul Wallemberg ].

«Sindi, oppure der Papierene -- traduzione libera italiana: carta velina - lo chiamavano a Vienna. Aveva, sì, struttura atletica, nel senso che era alto, slanciato e che i suoi lineamenti esprimevano energia e decisione. Ma era magro, secco, asciutto in modo impressionante. Di muscoli non ne aveva, di consistenza non ne mostrava. Di profilo pareva, piatto, sottile, trasparente, come se -- scusate la frase alpina un po' irriverente che viene in mente -- la madre ci si fosse, per errore, seduta su appena nato. A vederlo giuocare, si trasformava. Era il padrone della palla, l'artista della finta. Alla mancanza di fisico sopperiva subito coll'intelligenza. Aveva appreso a smarcarsi in modo magistrale. Lasciato libero, distribuiva, smistava, dettava temi di attacco, diventava la vera intelligenza della prima linea. Toccato duramente piativa, assumeva quell'atteggiamento da vittima a cui il viso color cartapecora ed il fisico di tipo fragile così ben si prestavano. E, pur vivendo in una città che i suoi campioni li idolatrava, fu amato come pochi. Uridil, il famoso "tank" del Rapid, ebbe l'onore di una delle più popolari canzoni di Vienna; Siegl ricevette il nomignolo di Burgmeister, Podestà, ma Sindelar divenne un idolo.
Non è morto da eroe questo idolo delle folle danubiane. Pare che strida, che urti col senso morale, il fatto che un uomo ammirato, idolatrato per le sue virtù atletiche ed artistiche, muoia nelle braccia di una donna, o per le meno, per mano od in compagnia con una donna. Eppure la cosa è così umana, che la folla che lo ha tanto amato gli perdonerà anche questo suo modo di allontanarsi dalla vita. E' stata l'ultima sua "finta"...
Gli sportivi italiani, che lo hanno a suo tempo ammirato e temuto, i calciatori nostri, che nella conquista del primato mondiale considerarono lo studio per neutralizzare l'opera di "carta velina" come una delle più difficili tappe della loro marcia, si inchinano davanti alla scomparsa dell'uomo in cui non vedono più l'avversario, ma il collega, l'artista, il supremo esponente di una scuola. Lo salutano commossi».
[Vittorio Pozzo]

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Sports

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