ferdinando

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Uploaded by on Jan 28, 2010

Ferdinando di Annibale Ruccello nell'allestimento di ichòs zoe teatro

espulsa dal ciclo della vita. superata dalla realtà delle cose. una lingua cede il passo. non stuzzica più i poeti gli scrittori i drammaturghi i traduttori. e muore. è morta anche se ancora ci sono parlanti che la comunicano. cantanti che la cantano. attori che la recitano. è morta perché non c'è più una letteratura che gioca con essa. che ci fa a cazzotti. che lotta con lei una lotta d'amore! è morta perché non c'è più scrittura che sanguina! "... e non parlare italiano!... nun voglio sentì 'o 'ttaliano dint' 'a 'sta casa... 'na lengua straniera!... barbara!... e senza sapore... senza storia!... 'na lengua e 'mmerda!... 'na lengua senza Ddio..." incontrare Ferdinando più di ogni altra cosa ha significato questo: sentire viva la mia lingua materna che ritenevo fosse morta. è rimasta questa al di là degli infiniti incantamenti subiti nel corso del lavoro di messinscena la motivazione profonda di questo lavoro. tutto il primo tempo credo sia anche nelle intenzioni dell'autore un manifesto della lingua napoletana. poi c'è la materia letteraria in sé e umana di altissimo spessore. potente forte e maneggevole al contempo. incastonata in una struttura narrativa che non ci ha mai abbandonati. che non è mai venuta meno. che non si è mai spezzata. lacerata. seppur sottoposta a notevoli tensioni e spostamenti operati dalla regia... ... ciò che nel testo era uno splendido ragazzo nella messinscena diventa proiezione visionaria di esseri desideranti. ciò che era concerto per voci si trasforma in sconcerto per voce sola... che si interroga. si lacera. si parla allo specchio. si appanna di fiato calore desiderio. la propria immagine riflessa si vacua di sauna. si perde nei fiumi. anima che evapora come il corpo nei bagni turchi si scioglie in liquido sulle piastrelle. si perde negli scarichi. si ritrova in un luogo altro... non si è mai così se stessi come quando ci si perde...... Salvatore Mattiello

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