"Un piccolo concilio, un' esperienza di Chiesa molto forte, che ha unito a Roma i responsabili delle comunità cristiane del Medio Oriente". Cosi il Padre Custode di Terra santa ha descritto i lavori e la riflessione di questa assise, a pochi giorni dalla conclusione della Assemblea del Sinodo per il Medioriente. Tra i temi affrontati, il ruolo delle Chiese orientali in Terra Santa e nei Paesi arabi, ma non solo, di fronte ad una situazione globale totalmente nuova.
"Cio che e' emerso innanzitutto - ha detto P. Pizzaballa - e' il concetto di "laicità' positiva" e "piena cittadinanza", a seconda delle prospettive (" laicità positiva" dalla prospettiva occidentale, " piena cittadinanza" da quella orientale). Cioe' il ruolo della comunità cristiana o dei cristiani in quanto tali, dentro la maggioranza soprattutto islamica. Questo e' stato uno dei temi discussi molto a lungo. E poi anche si e' preso coscienza, per la prima volta, che non ci sono più confini. Vuol dire l'Oriente e l'Occidente non sono più così divisi, perche' - per esempio - l'80% dei cattolici di Svezia sono Caldei, ci sono Chiese Maronite o Melchite o comunque Chiese orientali negli Stati Uniti, di seconda e terza generazione, per cui non ci sono più i confini geografici di una volta e si tratta ora quindi di trovare delle risposte pastorali, anche giuridiche, chiare a una situazione che sta cambiando".
Il messaggio-cuore del Sinodo per il Medio Oriente è lo slancio a partire dalle origini. E in Terra Santa - dove essere cristiani significa soprattutto appartenenza e identità - riscoprire questa vocazione, nella terra delle sue origini.
"Il Sinodo non ha dato risposte, non le può dare - ha proseguito il Custode - perché siamo all'inizio di questa riflessione, ma ha dato una forte spinta per studiare e valutare questo problema, con forza ed energia, anche di fronte alle autorità islamiche nei Paesi arabi".
"...si c'e' secolarizzazione, ci sono molte spinte centrifughe anche in Medio Oriente. Non dobbiamo partire solo dalla situazione sociale dentro la quale viviamo. Dobbiamo partire innanzitutto dalla nostra vocazione e dalla nostra coscienza di cristiani che parte dall'incontro con Gesu'. Incontro con Gesu' che in Terra Santa, in Medio Oriente ha a che fare anche con la concretezza del territorio dei luoghi santi, della terra nella quale viviamo. La Parola di Dio che li e' nata e sbocciata deve essere il fondamento della nostra riflessione. Per bloccare l'emigrazione, per dare prospettive,... dobbiamo partire dalla nostra vocazione. Noi siamo coscienti che non risolveremo i problemi, che resteranno, ... la gente non si aspetta che noi risolveremo i problemi perché spesso non ci sono soluzioni, da noi ci si aspetta una parola forte di incoraggiamento e una indicazione sulla strada che dovremmo percorrere nei prossimi anni".
brava sara! sei tornata?
medialpj 1 year ago