La Vita Agra regia di Carlo Lizzani,
tratto dall'omonimo romanzo di Luciano Bianciardi e sceneggiata da Sergio Amidei, Luciano Vincenzoni e lo stesso Lizzani.
Splendidi episodi e sequenze che raccontano e fotografano con acutezza e ironia uno spaccato di cultura popolare dei "nostri mitici anni sessanta" a Milano.
Enzo Jannacci, geniale e surreale, con la chitarra accompagna e canta "L'ombrello di mio fratello" mentre l'anarchico protagonista Luciano Bianchi con la sua donna, la militanta comunista Anna, impegnano la loro coscienza politica passando da una sezione del partito ai cancelli delle fabbriche.
"noi stiamo facendo un'inchiesta sul rapporto uomo macchina, lei ci può dire qualche cosa? Come va come va? La và mal la và, propri stamattina me sun scuntrà cuntra na machina e l'è stà propri un bel guaio, mi si è stortata la ruota, mi è saltata la catena e ades me son scuntrà cuntra un pirla, che bela matinata vuè và a lavurà che l'è mei"
Avevo visto questo film da piccolo e mi aveva traumatizzato tutto quel grigio che vedevo in effetti in giro per milano, io con la mia famiglia venuti com'eravamo dalla toscana, in una città dura e spietata che negli anni 60-70 era anche peggio. Molto peggio. Altro che mitici anni 70. Film stupendo.
gianlu64 2 years ago 2