Uploaded by 369gradi on Oct 19, 2007
Due - primo movimento
testo e regia di Leonardo Capuano e Renata Palminiello
con la preziosa collaborazione di Francesco Niccolini
luci di Corrado Mura
una produzione Benvenuti srl in coproduzione con Armunia
Come in un film, sottovoce, spiati dall'occhio di una telecamera nascosta in un appartamento. Oppure come in un libro, letto saltando le pagine, senza rispettare l'ordine dei capitoli. Frammenti che ti offrono una singolare possibilità: rifiutando di raccontare tutta la storia di questi due misteriosi e silenziosi quarantenni alla deriva, permettono allo spettatore di riempire i vuoti, immaginare tutto quello che non è detto, solo accennato o vagamente ricordato. Fra tutto quello che avrebbe potuto accadere e per errore ha preso un'altra strada. Riso, pianto, solitudine e voglia di toccarsi, ballare insieme, stare vicini, essere felici. Più tutto quello che nella vita è andato perduto o, più banalmente, non c'è mai stato. O non ne sei stato capace. E ora non riesce più.
" Hai presente quando ti appassioni alla storia di qualcuno che non conosci e vorresti saperne di più? Vorresti sapere da dove vengono quelle persone, e soprattutto, cosa gli accadrà, dove andranno a finire. Però non hai il coraggio, non te la senti di entrare nelle loro vite e dire «...ciao, sono qui, vi posso dare una mano?»
Ma a che titolo? Come fai? Così resti lì, e di nascosto spii. Sì, io guardo. Ascolto. Chi? La mia vicina di casa. Abita al mio stesso piano. Tiene sempre gli occhi bassi, mi dice «Buonasera» con un filo di voce. Fino a poco tempo fa viveva con una straniera, francese credo, poi la ragazza se ne è andata e lei è rimasta sola. Sì, bella, ma di una bellezza tutta sua, non appariscente: silenziosa, una bellezza silenziosa. Senza occhiali e con le lenti a contatto è più bella. Ma no, non mi interesso a lei perché mi piace! Anzi, da qualche tempo c'è un uomo che viene a trovarla.
Vedessi come è strano, sempre sgualcito, brutte scarpe, mani grosse. Anche lui mi dice «Buonasera» quasi senza volume e senza alzare gli occhi. Credo che sia sardo. Fuma sempre. Una notte ha dormito sullo zerbino, lei non lo ha fatto entrare e lui è rimasto lì. Così ho cominciato a spiarli. Guardo dallo spioncino quando arrivano. E poi ascolto: si sente tutto. Solo che non capisco bene. E soprattutto non so, non so da dove vengono.
Lei a volte parla da sola, come se lui fosse lì. E poi lui arriva e lei sta zitta. Acoltano molta musica. Cioè, no: ascoltano molte volte sempre la stessa musica. E poi credo che studino francese. Bevono, di questo sono sicuro.
Lui arriva, a volte si ferma, non ha mai bagaglio. Poi esce, rientra di corsa, fuma. Non lo so, credo che sia uno un po' indeciso. No, felice sicuramente no. Nemmeno lei, se è per questo. Sai, di quelli che potrebbero scoppiare a piangere da un momento all'altro... però credo che siano innamorati, ma a quarant'anni non è facile decidere di vivere insieme. Sono così impacciati, secondo me per arrivare a darsi il primo bacio ci hanno messo sei mesi, mi fanno una tenerezza...
Mah... lei deve fare un lavoro normale, esce di casa e ritorna come una che fa un lavoro normale, da negozio. Lui no, lui sta via parecchio, poi riappare, non lo so se sta via per lavoro o perché hanno litigato. Però ritorna sempre. E allora credo che ballino. Sempre con la stessa musica.
Amici? No, credo che non ne abbiano. La ragazza francese non si è più vista e nessun altro è più venuto a trovarli: sì, io credo che in quella casa ci siano sempre e solo loro 'due'."
Francesco Niccolini
Pensare in due non è semplice ma è stimolante: è un'altra occasione per sorprendersi di fronte alle reazioni chimiche che si producono, di fronte ai giochi che si sviluppano, alle possibilità che si parano davanti.
Il teatro offre questa possibilità di avventurarsi in territori sconosciuti senza sapere che cosa aspettarsi, di sorprendersi nell'aprire un armadio in cui luccica un tesoro. La relazione tra le due figure non è a circuito chiuso, si nutre di ciò che accade fuori di loro, del rapporto che in questo momento hanno con il resto del mondo.
Leonardo Capuano si è sempre segnalato per l'uso di un linguaggio ruvidamente materico, sottolineato dall'urgenza di mettersi in gioco in maniera totalizzante. "Il fuoco del lavoro è legato ai sentimenti, al non sapere dove mettere le mani, dove mettersi. In Due non siamo partiti dall'idea di raccontare una storia ma di renderci disponibili a un incontro, di cercare insieme di riconoscere ciò che ci può accompagnare in questo viaggio. Lo sforzo da fare è quello di tenere aperte più direzioni possibili, di non perdere la capacità di meravigliarsi rispetto a quello che emerge."
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carino :)
0tedesco 3 years ago