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Incursione del comitato dell'acqua al Comune di Pistoia

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Uploaded by on Jun 7, 2011

Incursione del comitato dell'acqua al Comune di Pistoia dopo le dichiarazioni del sindaco Berti sul quesito riguardante i profitti dell'acqua...

5 giugno 2011
FIRENZE. Nella «guerra» tra il sì e il no per la gestione dell'acqua, spuntano come terzo incomodo gli utenti. Il presidente della Regione Enrico Rossi annuncia il varo di una legge regionale per consentire agli utenti dell'acqua di poter acquistare azioni delle società di gestione. «Se 100mila toscani investono 30mila euro otteniamo 3 miliardi. La cifra necessaria agli investimenti ventennali», spiega. Le azioni acquistate dagli utenti verrebbero remunerate con una tasso di interesse leggermente superiore a quello bancario, ma inferiore al 7% riconosciuto ai soci pubblici e privati delle aziende di gestione dell'acqua. Una proposta che spariglia le carte dei sostenitori del sì e del no.

Ad una settimana dal referendum sull'acqua (nonché sul nucleare e sul legittimo impedimento), si fa incandescente il dibattito dentro il centrosinistra tra i sindaci e i gestori delle sette aziende dell'acqua toscane. Mentre il centrodestra con Alessandro Antichi, esponente toscano del Pdl, lancia l'allarme sul fatto che un'eventuale vittoria del sì nel referendum dell'acqua rischia di mandare in fumo 2 milioni di investimenti, a sinistra affiorano posizioni variegate e mal di pancia.

Tutti d'accordo sulla necessità di andare a votare. Un po' meno sui sì da segnare nella scheda. C'è chi, come il governatore, non ha dubbi: «Voterò quattro sì». E chi, come i sindaci di Firenze Matteo Renzi e di Pistoia Renzo Berti, qualche dubbio ce l'hanno e di sì ne segneranno tre mentre il quarto voto sarà un no. Il dubbio, la distinzione riguarda la gestione dell'acqua.

Il primo quesito. Come è noto, i due referendum sull'acqua riguardano la modalità di affidamento a gestione dei servizi pubblici e la remunerazione del 7% del capitale investito. Sul primo punto tutti d'accordo nel segnare il sì. Anche perché il decreto Ronchi-Fitto prevede sì la possibilità di gestioni tutte private, ma anche il sistema misto in vigore in Toscana, per cui i Comuni detengono la maggioranza e i privati la minoranza (vedi tabella). Salvo Gaia, gestore di Massa Carrara e Versilia, finora in mano pubblica, ma che da settembre cederà ai privati il 49% delle proprie quote societarie.

L'allarme dei gestori. E' sul secondo quesito che i gestori di centrosinistra delle aziende - da Erasmo D'Angelis di Publiacqua a Claudio Ceroni dell'Acquedotto del Fiora - non sono d'accordo. E lanciano l'allarme: «Senza la remunerazione del capitale investito si riduce quasi totalmente la possibilità di accendere mutui, si blocca la maggior parte degli investimenti, con una serie di effetti facilmente immaginabili a seguito della mancata realizzazione di nuovi impianti», sostiene Ceroni. «Se vince il sì, il risultato sarà la diminuizione degli investimenti. Se ci tolgono la remunerazione del capitale non ci sarà nessun istituto bancario disposto a fornire credito e questo impedirà alle società di fare investimenti sugli impianti fognari, della depurazione e sul rinnovamento della rete», aggiunge Paolo Saccani, amministratore delegato della Geal di Lucca.

Dividendi ai Comuni. Il nocciolo della questione lo riassume D'Angelis, presidente di Publiacqua: «Senza la remunerazione del capitale nessun privato è interessato a investire nelle società dell'acqua. O i soldi ce li dà lo Stato o non si può riconoscere la remunerazione del capitale. E poi la remunerazione è sì del 7% ma il 5% viene accantonato per accendere mutui con le banche e solo il 2% diventano utili. Noi nel 2010 abbiamo distribuito 14 milioni di dividendi, di cui ad esempio 2 milioni sono andati al Comune di Firenze e 700 mila euro a Pistoia. Soldi che poi i Comuni utilizzano per i cittadini». E se gli utili anziché distibuirli venissero utilizzati per abbassare la tariffa? «Briciole. Basta suddividere 14 milioni per i nostri utenti, che sono un milione e 295 mila...», risponde D'Angelis.

L'invaso di Pistoia. Anche sul fronte dei sindaci c'è chi voterà no al secondo quesito. Come Renzi e Berti. «Le casse pubbliche italiane non sono in condizioni di assicurare gli interventi necessari senza ricorrere al privato», sostiene il sindaco di Firenze. E Berti fa l'esempio dell'invaso di Gello, che deve essere rifatto per portarlo da 70mila a 900mila metri cubi: «Senza l'invaso di Gello Pistoia e la piana non sono autosufficienti dal punto di vista idrico. Bisogna attingerla da Bilancino. Per rifare l'invaso occorrono 30 milioni. Chi ce li dà? Il rischio è che se si cancella la remunerazione del capitale non dimuinirà il costo delle bollette e avremo meno acqua dai rubinetti...», polemizza il sindaco pistoiese.
(Il Tirreno) http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2011/06/05/news/acqua-la-gestione...

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