Un cortometraggio dedicato all'anatomista francese Honoré Fragonard (1732-1799)
Protagonisti sono figure essenziali, scheletriche, pupazzi assemblati con pezzi di oggetti plastici e metallici, esseri viventi di una natura immaginaria e strettamente concettuale, riferita a significati appena costruiti, a categorie create ex novo. In queste creature la vita è energia vibrante di pensiero, che pizzica le idee ma trattiene l'espressione. La forma filamentosa del movimento, che si avvolge a spirale, traccia ghirigori o, semplicemente, si perde in linea retta, suggerisce un'intenzione che sgorga dalla volontà senza però mai giungere a compimento. Queste anatomie estinte, sottili come capelli e ed elastiche come le corde di uno strumento musicale, hanno l'aggraziata debolezza delle intuizioni che non arrivano a prendere corpo, e continuano a vibrare nello spazio, all'infinito, come embrioni di iniziative, o spunti eternamente irrisolti. La loro forza è un'armonia che riesce ad essere tale anche se non è definita secondo canoni prestabiliti, né accostabile a suoni e cadenze reali. La loro esistenza è simile a quella degli emarginati, degli ultimi, degli individui isolati e considerati inutili, che pur non partecipando attivamente al funzionamento della società, sono comunque presenti, e portatori di un'anima capace di riempire il vuoto di un senso vitale, poetico e persino artistico. La macchina da presa indugia sulle figure di due di questi abitanti dei bassifondi - forse addirittura del sottosuolo — di una città che li respinge: un ambiente metropolitano che, in superficie, appare avvolto in una luce candida e solare, eppure è freddo e sterile nella perfezione architettonica delle sue spigolose geometrie. Il vero succo della vita è altrove, dove una coperta ammucchiata spezza l'anonima simmetria del tessuto a righe, e l'ombra e la muffa macchiano la scena.
Thank you for uploading this full version.. it's so strangely beautiful.
HalleyQian 1 year ago
@HalleyQian :)
TheClownCuddles 10 months ago