INTERVISTA DOTT.SSA LUGIA CULLA
Un laboratorio di pensiero che assicuri uno scambio di idee tra i direttori degli ospedali psichiatrici giudiziari, con l'aggiunta di questionari e focus group rivolti agli operatori interni. Tutto ciò, al fine di rivedere la situazione degli O.P.G., e mettere in rete modelli di trattamento e interventi». Parole di Luigia Culla, direttore dall'istituto superiore di studi penitenziari, che ha realizzato questo progetto. E tanti altri.
Avete realizzato anche il progetto Revan, cosa può dirci in merito?
«È un progetto che mira a una formazione maggiormente qualificata del personale che lavora nei nostri cinque O.P.G., e che ha coinvolto anche l'ospedale di Castiglione delle Siviere, con cui il dipartimento ha una convenzione. Ciò ci permette di avere un'omogeneizzazione della professionalità e consente quindi l'utilizzo di un linguaggio e di un modo di fare professione comune a tutte le strutture».
Adesso a che punto si è con la professionalità degli agenti?
«C'è stata una grossa crescita. Dal 1990 è stato istituito il corpo della Polizia Penitenziaria e le ultime assunzioni hanno fatto riferimento a personale con un ottimo livello culturale: sono diplomati o laureati e inoltre c'è una formazione sempre più mirata a qualificare la professione non soltanto in termini di sicurezza ma anche di trattamento».
Anche perché, umanamente, chi sta all'O.P.G. ha bisogno di qualcosa in più...
«Infatti la Polizia Penitenziaria che lavora qui deve avere un atteggiamento di ulteriore sensibilità e umanità, perché sta a contatto con persone malate, che non vanno viste solo sotto il profilo della sicurezza».
Lei è stata all'O.P.G. di Barcellona nel 1993, che differenze ha trovato con allora?
«Ho visto notevoli cambiamenti e quest'esperienza di sicurezza attenuata rappresenta certamente l'epilogo di un percorso che, consapevolmente, tutti gli operatori hanno portato avanti e che è confluito in questa dimensione. Mi sembra anche che gli stessi internati siano abbastanza sereni: ho sentito l'intervento di uno di loro (Michele ndr), che mi ha colpito per la sua capacità di esprimersi: questo significa che presto potrà percorrere un percorso positivo, che lo porterà probabilmente verso una nuova vita».
In effetti, come ha detto Michele, questa è l'ultima spiaggia...
«Proprio così: se i pazienti non escono fuori da qui migliorati, dopo non c'è più altro da fare...»
e quali sarebbero questi cambiamenti???!!!
jenokun 3 years ago
Bla Bla Bla..... ma hai visto in che condizioni dobbiamo lavorare in carcere. Ma V w Grillo.
Oblita 4 years ago