Si sentono minacciati, all'inizio. Poi cominciano a discutere. Cominciano a fidarsi. Infine, ci aprono anche la porta di casa. Sì, la porta della loro casa. E' vero: si tratta solo di baracche di legno e cartone, tenuti insieme da chiodi e colla. Ma è la loro casa. Almeno per ora. E ne vanno fieri. Una volta entrati, non si può non lasciarsi prendere da questa straripante voglia di normalità, che trasuda da ogni oggetto. Aldilà delle dimensioni anguste, qui si sente davvero il calore di una casa. Gli oggetti sono quelli giusti: i tappeti, i soprammobili, le coperte fatte arrivare chissà come dalla Romania, perchè sono le più belle, ci dicono. E poi la cucina, il televisore. Qualcuno ha anche la parabola e così vede i programmi nella sua lingua. C'è anche una cucina comune, per preparare i pranzi più complessi. E poi ci sono i ragazzini che studiano. Loro apprendono la nostra lingua, le nostre abitudini... si sentono Italiani.
Da una parte rifiuti, rottami, spazzatura. Di fianco questa sorta di piazza ante litteram, un po' stile far-west. Qui si vede tutto lo spirito tribale di questa gente. D'altronde sono loro che hanno inventato il circo: per loro "accamparsi", nel vero senso della parola, ha un significato meno drammatico che per noi. Ma il "villaggio globale" in cui tutti noi abitiamo può davvero consentire che si viva così? Può la nostra indifferenza continuare ad ignorare la loro "voglia di normalità"?
@raffaelloconte il zingare il ti maco bastardo fila di putano bastardo ai kapito
HugoCavo 1 year ago
ma che cosa dite?questi sono zingari non rumeni.
raffaelloconte 1 year ago
meteteli in alcatraz li e casa loro..ci anno messo nella vergonia i rumeni onesti ..loro non centrano nulla con romania,un zingaro e zingaro non rumeno
Flooficat 2 years ago