Stefano Rosso, morto nel settembre del 2008, è stato un bizzarro cantautore appartenente alla scuola romana dei cantautori. Alla pari di Venditti, De Gregori, Locasciulli, Minghi e Rino Gaetano ha cominciato ad esibirsi nel mitico Folk Studio, un locale di Roma dove si sono fatti le ossa tutti i cantautori della scuola romana. Egli raggiunse la notorietà sopratutto grazie alla canzone "Una storia disonesta" del 1976 che conteneva la famosa frase "Che bello, due amici, una chitarra e lo spinello e una ragazza giusta che ci sta e tutto il resto che importanza ha".
Imparò a suonare la chitarra nel retrobottega di un suo amico fruttivendolo sviluppando poi la sua cultura musicale nelle osterie. Il suo stile era piuttosto semplice, una voce caratterizzata dalla erre moscia ed il tono colloquiale, con testi ironici, dissacranti e autobiografici e musiche che fondevano la canzone popolare romanesca e il folk americano, le sue canzoni erano basate su arpeggi molto elaborati e mai banali nello stile americano del finger picking in cui era molto abile alla chitarra.
Debuttò nel 1968 assieme al fratello formando il duo Romolo e Remo ma senza alcun successo, solo nel 1974 decise di mettersi in proprio e di iniziare la carriera solista scrivendo due canzoni "C'è un vecchio bar nella mia città" e "Valentina" che vennero interpretate anche da Baglioni.
L'anno successivo invece partecipò come chitarrista fisso nella trasmissione "Alle sette della sera" condotta da Gianni Morandi.
Solo nel 1976 però cominciò ad arrivare la vera notorietà con la canzone "Letto 26" che partendo da una sua degenza in ospedale traeva spunto per parlare della sua vita a Trastevere in via della Scala, dove all'epoca Stefano Rosso abitava, nello stesso anno egli scrisse per Mia Martini la canzone Preghiera.
Pochi mesi dopo "Letto 26" venne pubblicata "Una storia disonesta" in cui, con un racconto divertente e post sessantotino, faceva capolino per la prima volta nella storia della canzone italiana lo spinello. L'album che seguì poco dopo (gennaio 1977) prese il titolo da questa canzone ed ebbe un grosso successo tanto che Stefano Rosso venne premiato con il Telegatto di Sorrisi e Canzoni
Si arrivò così al 1978, l'anno della pubblicazione dell' album "Allora senti cosa fò" che oltre all'omonima canzone conteneva anche due canzoni politiche come "Odio chi" e "Bologna 77", dedicata a Giorgiana Masi, la ragazza uccisa il 12 maggio 1977 dalla polizia durante una manifestazione del Partito Radicale a Roma. La canzone "Odio chi" riuscì anche a passare in televisione nel programma Odeon ma con un testo completamente cambiato rispetto alla versione originale.
Il 1979 fu l'anno di "Bioradiografie", l'album, nonostante la presenza di molti brani validi, fu praticamente boicottato dalla RCA, fatto questo che causò la rabbia e la rescissione del contratto da parte di Stefano Rosso, l'album conteneva canzoni importanti come "Passeggiata", "Ragazza sola" e "Quando la luna".
Nel 1980 partecipò al Festival di Sanremo con la canzone "L'italiano" inserita nell'album "Io e il signor Rosso" pubblicato da una casa semisconosciuta, la Ciao Record, album che conteneva fra le altre le canzoni "Quello che mi resta", "Quando partì Noè", "Grazie a Dio" e "Per male che gli vada".
Con questi ultimi due album, anche per via delle censure, il suo successo diminuì e anche a causa di una grossa una delusione amorosa, decise di lasciare tutto e di arruolarsi nella legione straniera. Dopo qualche anno ritornò, incise altri dischi e riprese a fare concerti ma non riuscì più a rinverdire i successi degli anni settanta.
Scusa placidomin ....Alla pari di venditti??
No no....Rosso è un altra cosa!
Pgpg88 8 months ago 3
@Pgpg88 leggi bene, volevo dire che come venditti ha iniziato a muovere i primi passi al folk studio, non ho detto che venditti ha lo stesso valore di rosso, non ha fatto un confronto tra i due
placidomin 8 months ago 3