Uploaded by tris81 on Jan 16, 2012
Sak di MAddAI
preghiera in 4 atti
progetto coreografico: Simona Lobefaro con la collaborazione di Lorenzo Giansante
danza: Valeria Loprieno
audio editing: Alessandro Lumare
"comunicare con le forze che animano la natura e il cosmo, trovare un senso del sacro in tutto ciò che ci circonda."
Il termine "sacro" deriva dal termine latino arcaico sakros il quale sancisce una alterità, un essere "altro" e "diverso" rispetto all'ordinario, al comune. La radice di sakros, è il radicale indoeuropeo sak il quale indica qualcosa a cui è stata conferita validità ovvero che acquisisce il dato di fatto reale, suo fondamento e conforme al cosmo.
Sak indaga il varco... indaga quella condizione del corpo che è fisicamente qui, e al contempo rapito, trasportato in un altrove...
1° atto raccoglimento
2° atto passaggio
3° atto apparizione
4° atto estasi
Sak è un elogio alla natura, manifestazione del divino. E' una preghiera in piu' atti.
L'idea è quella di ralizzare una performance itinerante e site-specific (anche nel caso di un luogo teatrale canonico vorremmo riprodurre un senso di "percorso").
Con timore e rispetto ci siamo avvicinati al mondo del sacro, alla ricerca del significato ultimo del nostro essere qui, in un momento storico in cui il cinismo e l'appiattimento dei valori ci allontanano da un necessario e prezioso contatto con noi stessi e con la spiritualità.
Siamo partiti dall'immaginario dei rituali, del mistico, del sacro per mettere in scena una figura a metà tra uno sciamano, una sacerdotessa, un animale ancestrale che compie un viaggio a tappe insieme al pubblico, accompagnato da un cerimoniere (secondo performer) verso un ricongiungimento con le forze del cosmo.
Come MAddAI abbiamo sempre pensato allo spettacolo come luogo d'incontro che sappia "innescare processi profondi d'identità, partecipazione e cambiamento". Quello che dell'andata in scena ha sempre contato per noi è l'esperienza che si ritrova a vivere sia l'artista (con il suo genuino mettersi in gioco e con l'offerta della sua fragilità), che il pubblico.
I nostri spettacoli, fatti di visioni più che di narratività, vogliono essere spiragli che lo spettatore può sfruttare per mettersi in contatto con zone dell'interno dove smarrirsi per poi ritrovarsi.
Il linguaggio universale del corpo è un potente tramite per risvegliare un senso di spiritualità.
Da sempre indaghiamo un corpo innocente, primordiale, immediato, spogliato dalle convenzioni formali, portatore di verità... in cui specchiarsi.
L'improvvisazione è la modalità che utilizziamo in sala prove, come strumento di ricerca, per consentire l'emersione di materiali creativi, e in scena, come pratica coreografica per garantire quella condizione di fragilità e di genuinità.
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