Uploaded by lucianocantastorie on Apr 18, 2010
Sono Luciano De Angelis un cantastorie di Roma, scrivo e canto quello che vedo e sento, e in questo periodo (estivo) rivedo come in un film ciò che mi accadde tempo fa. Fu come ora periodo di abbandono cani (e altri animali) con la solita scusa che era stato preso per sbaglio, è cresciuto troppo, la signora non lo sopporta, ecc ecc..., la verità è che non era accettato al campeggio, in albergo oppure non è più un giocattolo piccolino adesso non sopporta più le angherie del bambino, e potrebbe morderlo!!! Questa che vi racconto è una storia vera e forse era il campeggio il colpevole (ma lui il boia). Qualche estate fa come tutti gli anni cercavo un posto di mare accessibile a noi disabili per la difficoltà a camminare sulla sabbiaa proposito quante migliaia di disabili vedete al mare??? Nessuno!!! Ci sono due ipotesi, o rifiutano il soleoppure non possono arrivarci! O non vogliono che si arrivi dove si può dare fastidio al decoro(altro problema mai! affrontato da nessuno, ne riparleremo). Insomma andavo verso il mare di sperlonga, e come al solito sbaglio strada, ingrano la retromarcia, vado a dare gas e sento un urlo "umano", si umano perche i miei sensi lo hanno percepito cosi! Volevo andarmene ma poi con un attimo ho riflettuto, "qui hanno investito qualcuno e sta nella scarpata al bordo della strada", dopo qualche riluttanza scendo dall'auto, mi dirigo al bordo della strada e lo vedo "ammazza che imitatore" (mi è venuto naturale) gli ho detto, era un cane lupo meticcio mi guardava con gli occhi sbarrati, fisso senza muovere un pelo, dopo qualche attimo inizio a piangere, pure li sembrava un incrocio fra un gatto e una gallina "chiu ' chiu ' chio chio'" senz'altro mi diceva "Ti prego sono agli sgoccioli aiutami" . Guardandolo da circa quattro metri (fondo della scarpata) vidi che era legato con il guinzaglio ad un paletto di recinzione con il filo spinato tutto intrecciato intorno a lui, " Che faccio? " non c'era nessuno e lui continuava con il suo sguardo, presi un paio di pinze e una tronchese (sempre fornito dato il bidone che avevo come auto!) e cominciai a scendere giù, stando attento a non ruzzolare data la gamba che non mi reggeva bene e pensai pure di rischiare di rimanere lì insieme a lui (così poi eravamo in due), più scendevo e più mi rendevo conto della situazione, era tutto piagato, aveva ferite secche e fresche (forse 3 o 4 giorni che stava lì) la pancia tutta bucata, il filo spinato intorno al collo e al corpo (avrà fatto già l'ultimo tentativo più volte). Con un poco di paura mi avvicinai a lui, che con il suo intuito capì tutto e inizio a piagnucolare e scodinzolare, mi incominciò a leccare le mani e tutto quello che aveva a portata di lingua. Rassicurato iniziavo a tagliare (tak al primo taglio scattò come per alzarsi) sia sotto che sopra per non girare troppo il filo spinato e dopo una quindicina di tagli era libero, ma non si muoveva. Pian piano lo tiro su, tolgo il filo sotto e lo alzo, la testa gli toccava terra, e la curvatura della pancia sembrava toccasse giù "mamma mia questo gran figlio di ., bastardo lui! non il cane " mi venne naturale, "almeno lascialo in strada e scappa! così sei solo un vigliacco infame, ma non lo legare!" " E adesso che faccio " fino lassù non ce la facevo a portarlo, lo misi in direzione, con una mano lo spingevo da dietro e con l ' altra mi aggrappavo ai rami , così pian piano siamo arrivati su . Che faticata , come prima cosa ho tolto una borchia all'auto, l'ho riempita con l' acqua del radiatore, con lui che cominciava a leccare la tanica prima che la versassi, stette li cinque minuti a bere, ogni tanto mi guardava e sembrava mi dicesse "già hai fatto abbastanza non ti chiedo più niente". Poi comincio per un'oretta a leccarsi le ferite dove ci arrivava poi dopo una scorpacciata di carezze (a dieci portate) mi guardò fisso per un minuto (li scelse chi era ancora il suo padrone) e prese a trottare tutto per sbilenco come i vecchi Mo Tom 50 degli anni sessanta, verso una direzione che ho immaginato avesse preso quel bastardo che lo aveva legato li per morire. Luciano de Angelis, un estate al mare.ma chi!!! La sera stessa scrissi " MO RITORNO ".
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