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GIOVANNI GIUNCO. L'ultima intervista. 19.02.2002. 2 di 4.

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Uploaded on Jan 5, 2010

Roseto degli Abruzzi, 19 Febbraio 2002.
Intervista a Giovanni Giunco.

Conservazione del "girato" originale: Giorgio Pomponi.
Intervistatore: Luca Maggitti.
Ottimizzazione e montaggio per il web: Lucio Rasetti.

L'intervista è andata in onda nel 2002, all'interno del programma "SOTTO CANESTRO - Il basket che conta", sull'emittente televisiva Rete 8, visibile in Abruzzo e nelle regioni limitrofe.
L'intervista è stata riproposta nel 2008, all'interno del programma "PANE & BASKET - Pallacanestro dalla A alla Z", sull'emittente televisiva AB Channel, visibile via satellite sulla piattaforma SKY al Canale 920.

***
[Pubblicato su IL TEMPO d'Abruzzo del 28 Marzo 2002.]

IN MORTE DI GIOVANNI GIUNCO (1923-2002)
Ieri se n'è andato Giovanni Giunco, nato a Campli nel 1923 e rosetano da una vita. All'alba, ha chiuso per sempre la porta. Me lo immagino, con l'aria da finto burbero, prendere la corriera che lo porta all'eterno riposo. Me lo immagino e ricordo le gioie delle promozioni, con lui a farsi da parte per lasciare la platea ad altri. Me lo ricordo nelle sue lucide analisi, nei suoi pungenti commenti figli di un intelletto purissimo e limpido. Mi appiglio ai ricordi, ma le corde saltano una a una. Adesso, purtroppo, c'è soltanto la morte che si porta via Giovanni e la consapevolezza che, nel mondo dei vivi, non ci si potrà mai più incontrare. E Giovanni ci mancherà, come mancano le intelligenze fuori dagli schieramenti. Mancherà il suo modo lucido di pensare e di dire le cose fuori dai denti, il suo essere schietto senza mai ledere la dignità di nessuno. Mancheranno i suoi insegnamenti in tema di managerialità sportiva. Giovanni lascia la sua compagna, Minette e i figli Loretta, Cristina e Maurizio, ma non lascia soltanto familiari e parenti. Lascia una Roseto alla quale ha dato tutta la sua prestigiosa e inesauribile voglia di fare, tenendo viva la fiammella della pallacanestro negli anni più bui della serie C, quando nessuno ci credeva più. Lascia le sue battaglie e le innovazioni come quella dei ciclisti russi portati nel circuito professionistico. Già, ciclismo, perchè Giovanni, medaglia d'oro CONI e medaglia d'oro CIO (il non plus ultra dei riconoscimenti) è stato uomo di sport a tutto tondo, dirigente di fiducia del Cavalier Borghi e del Commendator Scibilia, professionista stimato da tutto il mondo sportivo. Ricordo quando Adriano De Zan lo salutava dai microfoni della Rai, durante il Giro d'Italia o quando gente importante dello sport lo avvicinava in modo ossequioso. Lui è rimasto sempre il Presidente capace di essere anche padre di famiglia per i suoi atleti. Con lui finisce, probabilmente, l'era del mecenatismo nello sport. Giovanni ci lascia sereno, con una cravatta blu, sulla quale sono impressi tanti palloni da basket dorati.
Luca Maggitti

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