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Camorra: Catturato Michele Zagaria

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Uploaded by on Dec 7, 2011

Non si è mai allontanato dal suo regno. Michele Zagaria era nascosto in un intrico di cunicoli nel sottosuolo di una villetta di via Mascagni, a Casapesenna, che da sempre è il suo feudo criminale. Ricercato dal 1995, dall'operazione Spartacus, il primo decisivo atto della lotta alla mafia casertana, era considerato il capo operativo del clan dei Casalesi. L'ultimo a piede libero della vecchia scuola, quella dei discepoli del patriarca Antonio Bardellino. Nel corso degli anni sono stati arrestati Francesco Sandokan Schiavone, Francesco Bidognetti alias cicciotto e' mezzanotte, e più recentemente Antonio Iovine, o' ninno, la mente imprenditoriale del clan. Tutti i numeri uno sono finito in galera, lui no, lui è sempre riuscito a evitare la cattura. Anche quando, come lo scorso maggio, la polizia era certa di averlo agguantato. In una villetta, questa volta in periferia ma sempre a Casapesenna, arrivò anche una trivella per scavare più velocemente. Ma nel covo sotterraneo ormai non c'era più nessuno.

IL MATTONE E IL CALCESTRUZZO - «Qua non c'è nessuna guerra, hai capito?». La telefonata che nel 1998 Zagaria e Iovine fecero al cronista Carlo Pascarella è in qualche modo entrata nella storia di Gomorra. Il giornalista aveva scritto sul quotidiano provinciale per cui lavorava di un dissidio tra i due boss. Che per smentire una notizia potenzialmente disastrosa per gli affari di entrambi, chiamarono insieme il quotidiano. Zagaria, così come Iovine, ha sempre mantenuto questo doppio registro. Controllo ferreo del territorio, e proiezione «imprenditoriale». Nel suo caso rifiuti, con interessi mattone, con collegamenti anche in Emilia Romagna e Lombardia. È nota la storia di suo fratello Pasquale, altrimenti noto come Bin Laden, che ha sposato la figlia di un grosso imprenditore modenese. O più recentemente l'inchiesta sul mercato ortofrutticolo di Fondi, uno dei più ricchi dell'Italia meridionale, tutto o quasi in mano ai casalesi. Ulteriore conferma dei piani inclinati che inquinano l'economia a tutti i livelli.

LA STORIA DEL BOSS - Da Casapesenna a Casapesenna. Nel borgo agricolo che si espande disordinatamente nell'agro aversano, toccando i comuni vicini di Villa Literno, San Marcellino e San Cipriano d'Aversa, il nome di Zagaria è il più temuto e rispettato. I primi passi nel mondo della criminalità, Michele Zagaria li aveva mossi proprio qui, da semplice affiliato, alla metà degli anni 80. Era alle dirette dipendenze di Bardellino, il carrozziere poi divenuto boss incontrastato della prima organizzazione criminale della provincia di Caserta. In grado di rivaleggiare e poi sconfiggere la Nco di Cutolo. Nella prima sentenza Spartacus compaiono sia le sue «visite» ai cantieri delle opere pubbliche della zona, dove le ditte del clan venivano sponsorizzate a schiaffi e pistole. E poi, passo dopo passo, i suoi avanzamenti di carriera. I delitti e le strategie di espansione. Tutti i grandi appalti realizzati nella zona sono passati per le sue mani. O per quelle di piccole e grandi soggetti imprenditoriali alle sue dirette dipendenze. Dalla Tav ai grandi centri commerciali, dalla bonifica dei Regi Lagni, cloaca dell'intera regione, alla costruzione del nuovo carcere. Affari agevolati dall'alleanza strategica con gli Schiavone prima, e con Iovine poi. Lo descrivevano in fuga, nascosto chissà dove. In realtà gli inquirenti hanno sempre saputo che non si era mai allontanato dalla città-fortino di Casapesenna, proprio lì dove tutto era cominciato. Rispettando ancora una volta l'antica legge che vuole il boss re solo sul proprio trono.

7 dicembre 2011 | 13:53

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  • ha vinto lo $ato, viva il governo Monti, viva e' banke; viva o 'ZIOn ! la solita farsa ogni volta che lo stato e' in calo di consensi! un arresto eccellente ad ogni riforma infamante!

  • adesso arrestate i poliziotti corrotti!

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