C'è ancora un autore italiano che, ispirato da una sua fiaba, ha voglia di raccontarci una favola, mettendosi dalla parte della poesia contro l'obbligo commerciale della volgarità e della violenza. E per convincerci usa gli strumenti del cinema, con alcuni personaggi in cerca o rifiuto d'autore, tra loschi ceffi che controllano l'immaginario pubblico e teneri fidanzatini in pericolo di vita. Dentro e fuori dallo schermo come insegna Woody Allen e con un occhio umido sempre rivlto alla polvere del circo. Fantasioso e originale, belle immagin e bella musica. Maurizio Porro (Corriere della Sera)
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