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M - Il Mostro di Dusseldorf part 1

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Uploaded by on Sep 21, 2010

Dinnanzi ad una produzione del calibro di M - Il mostro di Dusseldorf, appare veramente arduo non cadere nell'autoreferenziale tentazione di limitarsi a tesserne le più autentiche e sperticate lodi. Solo una manciata di capolavori cinematografici possono infatti vantarsi di aver raggiunto un risultato altrettanto significativo: per cui il valore di questo M non va tanto (o per lo meno non solo) ricercato nel fatto che esso costituisce una delle massime vette raggiunte dall'arte espressionista, ma risiede piuttosto nella capacità dell'opera di Fritz Lang di divenire la palpabile testimonianza di un cinema che si erge a momento e spazio supremo di riflessione, di attualità, di verità, senza dover per questo rinunciare mai al suo vibrante fascino figurativo; una perfetta sintesi, dunque, di etica ed estetica.

Girato a Berlino nel 1931, il film descrive la drammatica caccia all'uomo che si verifica nella città di Dusseldorf, dove un maniaco infanticida semina da tempo il terrore. La polizia, incalzata dalle sempre più forti ed urgenti pressioni di un'opinione pubblica sconvolta e pronta ad assalire con violenza ogni possibile sospettato, si impegna sempre di più nella ricerca dell'assassino senza riuscire tuttavia a venirne a capo. Quando le massicce retate compiute dalle forze dell'ordine diventano una minaccia per gli affari degli ambienti criminali, questi decidono di proteggere i propri interessi passando alla controffensiva e scatenando anch'essi una efferata caccia al pedofilo. Giustizia privata e giustizia legale entrano così in diretta competizione, destinate a scontrarsi per decidere le sorti del ricercato.
La sceneggiatura della pellicola, scritta dalla moglie del regista Thea Von Harbou, trae ispirazione da una serie di sanguinosi delitti realmente verificatisi in Germania verso la fine degli anni Venti (il caso Peter Kurten, chiamato il "vampiro di Dusseldorf"). La direzione tecnica di Fritz Lang, alle prese con il suo primo film sonoro, regala una sequela impressionante di ardite sperimentazioni audiovisive: le vertiginose prospettive a volo d'uccello; i minacciosi primi piani; le scenografie fosche e deformanti; l'ossessivo motivetto cantato dal killer (tratto dal "Peer Gynt" del compositore norvegese Edvard Grieg - si tratta in particolare del celebre tema de "Il mattino", il quale tuttavia risulta poco somigliante alla sinfonia originale perché nella versione italiana è stato modificato). Memorabile rimane ancora oggi l'interpretazione del maniaco resa da Peter Lorre (vero nome: Ladislav Löwenstein), attore ungherese allora ai suoi esordi e perfettamente calato nei panni di una figura tanto scomoda e complessa, nonché la prima nella storia del cinema ad incarnare un caso di devianza sessuale.
In Italia, M - Il Mostro di Dusseldorf incontrò innumerevoli problemi con la censura, sia negli anni del regime fascista che nel dopoguerra. Poté uscire nelle sale solo nel 1960, con un ritardo vergognoso di ben 29 anni.

Il 1° estratto che vi propongo include la sequenza iniziale con cui si apre il film. Essa descrive il compimento di un nuovo delitto da parte del maniaco e l'immediato diffondersi del panico nella città, in un'atmosfera dilagante di isterico sospetto. I movimenti della telecamera contribuiscono a raccontare una pagina tanto dolorosa nel modo più delicato, ma sebbene visivamente nulla trapeli della tragedia consumatasi sulla pelle della bambina, non può non rimanere alla fine l'insostenibile senso della più opprimente solitudine.
Nella successiva sequenza del bar, inoltre, Lang non rinuncia ad una buona dose di ironia nel momento in cui denuncia la rabbiosa impotenza dell'opinione pubblica, priva di risposte e per questo pronta a scagliarsi con violenza contro ogni possibile colpevole (senza interessarsi minimamente di verificare l'effettiva responsabilità di quello).

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All Comments (2)

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  • @thegoldenvoice1974

    E' vero golden!

    A me ricorda un sacco la filastrocca su Mana Cerace recitata proprio da un simile gruppetto di bambini nella storia di Dylan Dog n.68 (Uno spettro nel buio). Chissà se l'autore ha voluto rendere omaggio a questo film, oppure se si tratta di una semplice coincidenza...

  • .. bella la filastrocca iniziale .... mette i brividi ... poveri bimbi !!!

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